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storia Cristoforo PalmaMolfetta - Cristoforo Palma, nato a Napoli il 21 agosto1892, è vissuto a  Molfetta, in Via Margherita di Savoia 56, dal luglio 1941, quando gli fu assegnato il comando del 226^ Reggimento Fanteria, di stanza presso la struttura di San Domenico. Il Colonnello Palma è stato il più decorato e fregiato tra i  combattenti molfettesi. Lo dimostrano i vari attestati di Benemerenza, le Onorificenze a titolo di Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto e della Corona d’Italia, oltre alla Medaglia speciale d’onore per i mutilati di guerra e altri titoli connessi. Durante la 1^ Guerra Mondiale, oltre ad essere promosso sul campo come ufficiale, fu decorato cinque volte con una Medaglia di Bronzo e una d’Argento al valor Militare con le seguenti motivazioni: “Sottotenente… di pieno giorno, sotto micidiale fuoco dell’artiglieria avversaria irrompeva arditamente con pochi uomini su due ridottini nemici in cemento armato, evitando abilmente l’ostacolo dei reticolati; faceva saltare con esplosivi il più avanzato dei due ridottini… si manteneva sotto il violento fuoco delle artiglierie, respingendo vari ritorni offensivi del nemico. Già distintosi in precedenti azioni. Val di S-Ledro maggio1916”… “Sebbene immobile per grave ferita al piede e alla gamba destra, volle ritornare al fronte ove in prima linea nei posti più pericolosi fu suscitatore di fede tra i compagni dipendenti; esempio di amor patrio e sprezzo del pericolo. Avanzata su Trento novembre 1916”.

Da semplice soldato, partì volontario nel 1911. Assegnato al 39° Reggimento Fanteria, fu promosso caporale, poi caporale maggiore e si congedò da sergente maggiore. Durante l’ultimo conflitto mondiale, ormai invalido di guerra e non più giovane, spinto dal dovere di partecipare personalmente e con le armi alla difesa della Patria, prese parte volontariamente alle ostilità, sacrificando se stesso e la famiglia, già numerosa di dieci figli. Per il Colonnello Palma, il collasso militare dell’8 settembre 1943, non era altro che frutto di un errore di strategia militare, per cui non era necessario gettare le armi, ma occorreva tenerle ben strette per difendere l’onore della bandiera e della Patria. Non collaborò mai con i Tedeschi. Si riteneva un soldato fedele alla Repubblica Sociale Italiana, aveva giurato fedeltà incondizionata all’Italia. Nel 1943 gli fu assegnata la nomina di Presidente del Tribunale Militare di Guerra della sedicente Repubblica di Salò italiana. Condannò alla fucilazione nemici anche civili che si erano macchiati di reati contro i marò della Xa Divisione Mas. Intanto, la Corte di Assise di Savona e la Sezione Istruttoria di Genova contestavano al colonnello Palma ben quindici capi di accusa, tra cui: aver agito in mala fede, aver perseguito uno scopo diverso da quello di imparziale amministratore della giustizia militare, essere sfornito di cultura generale e non possedere la laurea in legge, non far parte del corpo della Giustizia Militare, aver emesso condanne a morte in maniera incauta. Nel 1946 fu arrestato,  processato e condannato a ventiquattro anni di reclusione militare, condonati a quindici e al pagamento di tutte le spese giudiziarie. Ritenuta la pena ingiusta, il Colonnello Palma presentò ricorso in Cassazione, affermando nella sua arringa di non essere mai stato spietato, di aver spesso scagionato condannati a morte in attesa di giudizio e che i giudici di Savona e Genova nel segnare il verdetto di condanna erano stati condizionati dalla politica faziosa degli ambienti locali e avevano alterato la verità dei fatti, e quindi caduti in un grave errore giudiziario. L’undici novembre 1952 la Suprema Corte di Cassazione assolse il Colonnello Palma dall’accusa di collaborazionismo e dall’imputazione di omicidio. Fu rimesso in libertà dopo un lungo periodo di detenzione. Riabilitato, fu reintegrato dal Ministero della Difesa. Durante la Guerra in Albania aiutò tanti molfettesi in precarie condizioni a rimpatriare. Non giurò mai fedeltà alla nuova Repubblica, rimase sempre fedele al Re d’Italia. Morì il ventinove dicembre del 1986.

Al funerale parteciparono varie associazioni: di invalidi di guerra, combattentistiche e reduci; al suo passaggio, tutti gli resero onore col saluto militare. Oggi riposa nella cappella di famiglia presso il cimitero di Molfetta.


storia Cristoforo PalmaMolfetta - Cristoforo Palma, nato a Napoli il 21 agosto1892, è vissuto a  Molfetta, in Via Margherita di Savoia 56, dal luglio 1941, quando gli fu assegnato il comando del 226^ Reggimento Fanteria, di stanza presso la struttura di San Domenico. Il Colonnello Palma è stato il più decorato e fregiato tra i  combattenti molfettesi. Lo dimostrano i vari attestati di Benemerenza, le Onorificenze a titolo di Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto e della Corona d’Italia, oltre alla Medaglia speciale d’onore per i mutilati di guerra e altri titoli connessi. Durante la 1^ Guerra Mondiale, oltre ad essere promosso sul campo come ufficiale, fu decorato cinque volte con una Medaglia di Bronzo e una d’Argento al valor Militare con le seguenti motivazioni: “Sottotenente… di pieno giorno, sotto micidiale fuoco dell’artiglieria avversaria irrompeva arditamente con pochi uomini su due ridottini nemici in cemento armato, evitando abilmente l’ostacolo dei reticolati; faceva saltare con esplosivi il più avanzato dei due ridottini… si manteneva sotto il violento fuoco delle artiglierie, respingendo vari ritorni offensivi del nemico. Già distintosi in precedenti azioni. Val di S-Ledro maggio1916”… “Sebbene immobile per grave ferita al piede e alla gamba destra, volle ritornare al fronte ove in prima linea nei posti più pericolosi fu suscitatore di fede tra i compagni dipendenti; esempio di amor patrio e sprezzo del pericolo. Avanzata su Trento novembre 1916”.

Da semplice soldato, partì volontario nel 1911. Assegnato al 39° Reggimento Fanteria, fu promosso caporale, poi caporale maggiore e si congedò da sergente maggiore. Durante l’ultimo conflitto mondiale, ormai invalido di guerra e non più giovane, spinto dal dovere di partecipare personalmente e con le armi alla difesa della Patria, prese parte volontariamente alle ostilità, sacrificando se stesso e la famiglia, già numerosa di dieci figli. Per il Colonnello Palma, il collasso militare dell’8 settembre 1943, non era altro che frutto di un errore di strategia militare, per cui non era necessario gettare le armi, ma occorreva tenerle ben strette per difendere l’onore della bandiera e della Patria. Non collaborò mai con i Tedeschi. Si riteneva un soldato fedele alla Repubblica Sociale Italiana, aveva giurato fedeltà incondizionata all’Italia. Nel 1943 gli fu assegnata la nomina di Presidente del Tribunale Militare di Guerra della sedicente Repubblica di Salò italiana. Condannò alla fucilazione nemici anche civili che si erano macchiati di reati contro i marò della Xa Divisione Mas. Intanto, la Corte di Assise di Savona e la Sezione Istruttoria di Genova contestavano al colonnello Palma ben quindici capi di accusa, tra cui: aver agito in mala fede, aver perseguito uno scopo diverso da quello di imparziale amministratore della giustizia militare, essere sfornito di cultura generale e non possedere la laurea in legge, non far parte del corpo della Giustizia Militare, aver emesso condanne a morte in maniera incauta. Nel 1946 fu arrestato,  processato e condannato a ventiquattro anni di reclusione militare, condonati a quindici e al pagamento di tutte le spese giudiziarie. Ritenuta la pena ingiusta, il Colonnello Palma presentò ricorso in Cassazione, affermando nella sua arringa di non essere mai stato spietato, di aver spesso scagionato condannati a morte in attesa di giudizio e che i giudici di Savona e Genova nel segnare il verdetto di condanna erano stati condizionati dalla politica faziosa degli ambienti locali e avevano alterato la verità dei fatti, e quindi caduti in un grave errore giudiziario. L’undici novembre 1952 la Suprema Corte di Cassazione assolse il Colonnello Palma dall’accusa di collaborazionismo e dall’imputazione di omicidio. Fu rimesso in libertà dopo un lungo periodo di detenzione. Riabilitato, fu reintegrato dal Ministero della Difesa. Durante la Guerra in Albania aiutò tanti molfettesi in precarie condizioni a rimpatriare. Non giurò mai fedeltà alla nuova Repubblica, rimase sempre fedele al Re d’Italia. Morì il ventinove dicembre del 1986.

Al funerale parteciparono varie associazioni: di invalidi di guerra, combattentistiche e reduci; al suo passaggio, tutti gli resero onore col saluto militare. Oggi riposa nella cappella di famiglia presso il cimitero di Molfetta.

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