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storie Vincenzo Rutigliano 1Molfetta - Vincenzo Rutigliano, nato a Molfetta l’11 gennaio 1905, ha collaborato con Gugliemo Marconi, in qualità di radiotecnico, sulla nave Elettra. Nel 1922 acquisito il diploma di licenza tecnica rilasciato dal Regno d’Italia, Vincenzo si iscrisse al corso di specializzazione organizzato dall’Istituto Macchia di Bari, ottenendo prima il diploma di dattilografo e in seguito il diploma di maneggio dell’apparato Morse, rilasciato dall’Istituto professionale di Telegrafia Telefonia e Radiotelegrafia “Alessandro Volta” di Palermo. Nel 1925 superò col massimo dei voti l’esame per il conseguimento del brevetto di radiotelegrafista, che gli consentiva di entrare a far parte col grado di ufficiale radiotelegrafista nella Compagnia Marconi, nel Regio Esercito e nella Marina militare. Vincenzo Rutigliano è stato dunque il primo radiotelegrafista molfettese.

Da quell’anno non smise mai di approfondire lo studio dell’evoluzione dei nuovi circuiti elettronici. Il suo fu un continuo aggiornarsi. Acquistava per corrispondenza materiale elettronico, opuscoli e riviste da Milano e, nella sua abitazione in via Annunziata, sperimentava e  realizzava le prime radio. Insieme al suo assistente Felice Cavallotti aprì in Corso Margherita di Savoia una nuova attività: un negozio-laboratorio per la vendita e riparazione di apparati radio, che creava e poi erano assemblati dal falegname Michele Panunzio in intelaiature e mobili in legno che recuperava dalle cassette che contenevano munizioni. I primi acquirenti furono i suoi amici. Per mettere in pratica  le sue ricerche e acquisire nuove competenze spesso si recava presso aziende produttrici di componenti elettronici, come Radiomarelli, CGE (Compagnia Generale di Elettricità), Lesa-radio, Ducati-radio, Geloso, a Milano. Presso queste imprese Rutigliano conobbe ricercatori di elettronica di alto livello internazionale, l’ing. Guido Catacchio di Bari, il radiotelegrafista e tecnico Marcello Abate di Merano e lo stesso Guglielmo Marconi, il quale gli propose di far parte dell’equipe di lavoro che doveva trasformare la nave Elettra ancorata a Genova, in laboratorio mobile. Rutigliano accettò.

Nel 1935 lasciò l’attività al suo assistente, per collaborare all’allestimento di nuovi apparecchi radio rice-trasmittenti, col fine di migliorare la potenza delle onde hertziane corte e cortissime da applicare nell’evoluzione delle radio comunicazioni senza fili. L’operazione si svolgeva sotto la tutela del segreto industriale e militare. Rutigliano collaborò con Marconi fino al giorno della sua morte, che avvenne nel 1937. Rientrato a Molfetta, continuò a svolgere la sua attività fino al dieci giugno 1940, quando allo scoppio della 2^ Guerra mondiale fu chiamato alle armi. Partì per Brindisi con la qualifica di 2° Capo segnalatore radiotecnico, presso il Reparto Centro Raccolta notizie. Si occupava degli avvistamenti notturni degli arerei presso Semafori-Ostuni. Si congedò nel 1943. Rientrato a Molfetta riaprì un  nuovo negozio in via Vittorio Emanuele che divenne ditta Rutigliano e Todaro nel 1960. Gugliemo Marconi aveva acquistato la nave Elettra -stazza lorda 632 tonnellate- dalla marina Britannica nel 1919. Battente bandiera italiana, la nave dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943, ancorata a Trieste come centro di ricerca scientifica galleggiante, venne requisita dal Comando militare tedesco ed impiegata in missioni di pattugliamento lungo la costa della Dalmazia fino al ventuno gennaio del 1944, quando fu colpita e affondata dalle bombe degli aerei anglo-americani nei bassi fondali antistanti Zara. Dopo l’armistizio i tecnici e gli ingegneri amici di Rutigliano che avevano lavorato sulla nave Elettra per la realizzazione del progetto Marconi incominciarono a lavorare autonomamente per la flottiglia della X Mas. A conflitto ultimato molti di loro emigrarono in America. E furono gli stessi che recuperarono alcune parti delle apparecchiature dalla nave Elettra che poi consegnarono a Rutigliano, il quale li custodì fino alla sua morte. Sergio Ragno, suo allievo allora ventenne, recuperò tutto il materiale elettronico, ne ebbe cura e lo custodì fin quando il genero Umberto Todaro, che aveva ereditato il negozio, cessò l’attività. Il tutto fu donato all’Associazione Eredi della Storia che, dopo averlo restaurato, grazie ai ritrovamenti degli schemi originali, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ne ha allestito una mostra presso l’istituto IPSIAM “Amerigo Vespucci” di Molfetta. Sono esposti tra gli altri, un tester, un prova valvole, un oscillatore modulato per tarature di bobine ad onde radio lunghe, medie e corte, un voltometro ed un amperometro  per fare prove e tarature di apparecchi, un alimentatore con tasto telegrafico per trasmettere in codice Morse. Rutigliano fu il primo a realizzare l’impianto di amplificazione presso la Cattedrale di Terlizzi e l’istituto Manzoni di Molfetta e l’impianto di radiologia del dott. Nicola Maggialetti. Bisogna dunque essere grati a Vincenzo Rutigliano, il pioniere della radio che in silenzio ha contribuito allo sviluppo della economia italiana. Per questo il centro elettronico Sergio Ragno, l’Associazione Eredi della storia e i familiari hanno proposto al Sindaco e alla commissione toponomastica di Molfetta di intitolargli una strada nella zona artigianale. Vincenzo Rutigliano morì l’undici novembre 1980. Riposa presso il cimitero comunale di Molfetta.

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storie Vincenzo Rutigliano 1Molfetta - Vincenzo Rutigliano, nato a Molfetta l’11 gennaio 1905, ha collaborato con Gugliemo Marconi, in qualità di radiotecnico, sulla nave Elettra. Nel 1922 acquisito il diploma di licenza tecnica rilasciato dal Regno d’Italia, Vincenzo si iscrisse al corso di specializzazione organizzato dall’Istituto Macchia di Bari, ottenendo prima il diploma di dattilografo e in seguito il diploma di maneggio dell’apparato Morse, rilasciato dall’Istituto professionale di Telegrafia Telefonia e Radiotelegrafia “Alessandro Volta” di Palermo. Nel 1925 superò col massimo dei voti l’esame per il conseguimento del brevetto di radiotelegrafista, che gli consentiva di entrare a far parte col grado di ufficiale radiotelegrafista nella Compagnia Marconi, nel Regio Esercito e nella Marina militare. Vincenzo Rutigliano è stato dunque il primo radiotelegrafista molfettese.

Da quell’anno non smise mai di approfondire lo studio dell’evoluzione dei nuovi circuiti elettronici. Il suo fu un continuo aggiornarsi. Acquistava per corrispondenza materiale elettronico, opuscoli e riviste da Milano e, nella sua abitazione in via Annunziata, sperimentava e  realizzava le prime radio. Insieme al suo assistente Felice Cavallotti aprì in Corso Margherita di Savoia una nuova attività: un negozio-laboratorio per la vendita e riparazione di apparati radio, che creava e poi erano assemblati dal falegname Michele Panunzio in intelaiature e mobili in legno che recuperava dalle cassette che contenevano munizioni. I primi acquirenti furono i suoi amici. Per mettere in pratica  le sue ricerche e acquisire nuove competenze spesso si recava presso aziende produttrici di componenti elettronici, come Radiomarelli, CGE (Compagnia Generale di Elettricità), Lesa-radio, Ducati-radio, Geloso, a Milano. Presso queste imprese Rutigliano conobbe ricercatori di elettronica di alto livello internazionale, l’ing. Guido Catacchio di Bari, il radiotelegrafista e tecnico Marcello Abate di Merano e lo stesso Guglielmo Marconi, il quale gli propose di far parte dell’equipe di lavoro che doveva trasformare la nave Elettra ancorata a Genova, in laboratorio mobile. Rutigliano accettò.

Nel 1935 lasciò l’attività al suo assistente, per collaborare all’allestimento di nuovi apparecchi radio rice-trasmittenti, col fine di migliorare la potenza delle onde hertziane corte e cortissime da applicare nell’evoluzione delle radio comunicazioni senza fili. L’operazione si svolgeva sotto la tutela del segreto industriale e militare. Rutigliano collaborò con Marconi fino al giorno della sua morte, che avvenne nel 1937. Rientrato a Molfetta, continuò a svolgere la sua attività fino al dieci giugno 1940, quando allo scoppio della 2^ Guerra mondiale fu chiamato alle armi. Partì per Brindisi con la qualifica di 2° Capo segnalatore radiotecnico, presso il Reparto Centro Raccolta notizie. Si occupava degli avvistamenti notturni degli arerei presso Semafori-Ostuni. Si congedò nel 1943. Rientrato a Molfetta riaprì un  nuovo negozio in via Vittorio Emanuele che divenne ditta Rutigliano e Todaro nel 1960. Gugliemo Marconi aveva acquistato la nave Elettra -stazza lorda 632 tonnellate- dalla marina Britannica nel 1919. Battente bandiera italiana, la nave dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943, ancorata a Trieste come centro di ricerca scientifica galleggiante, venne requisita dal Comando militare tedesco ed impiegata in missioni di pattugliamento lungo la costa della Dalmazia fino al ventuno gennaio del 1944, quando fu colpita e affondata dalle bombe degli aerei anglo-americani nei bassi fondali antistanti Zara. Dopo l’armistizio i tecnici e gli ingegneri amici di Rutigliano che avevano lavorato sulla nave Elettra per la realizzazione del progetto Marconi incominciarono a lavorare autonomamente per la flottiglia della X Mas. A conflitto ultimato molti di loro emigrarono in America. E furono gli stessi che recuperarono alcune parti delle apparecchiature dalla nave Elettra che poi consegnarono a Rutigliano, il quale li custodì fino alla sua morte. Sergio Ragno, suo allievo allora ventenne, recuperò tutto il materiale elettronico, ne ebbe cura e lo custodì fin quando il genero Umberto Todaro, che aveva ereditato il negozio, cessò l’attività. Il tutto fu donato all’Associazione Eredi della Storia che, dopo averlo restaurato, grazie ai ritrovamenti degli schemi originali, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ne ha allestito una mostra presso l’istituto IPSIAM “Amerigo Vespucci” di Molfetta. Sono esposti tra gli altri, un tester, un prova valvole, un oscillatore modulato per tarature di bobine ad onde radio lunghe, medie e corte, un voltometro ed un amperometro  per fare prove e tarature di apparecchi, un alimentatore con tasto telegrafico per trasmettere in codice Morse. Rutigliano fu il primo a realizzare l’impianto di amplificazione presso la Cattedrale di Terlizzi e l’istituto Manzoni di Molfetta e l’impianto di radiologia del dott. Nicola Maggialetti. Bisogna dunque essere grati a Vincenzo Rutigliano, il pioniere della radio che in silenzio ha contribuito allo sviluppo della economia italiana. Per questo il centro elettronico Sergio Ragno, l’Associazione Eredi della storia e i familiari hanno proposto al Sindaco e alla commissione toponomastica di Molfetta di intitolargli una strada nella zona artigianale. Vincenzo Rutigliano morì l’undici novembre 1980. Riposa presso il cimitero comunale di Molfetta.

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