Banner sfondo 1600 AGATA

storie Michele Palmiotti 2Molfetta - Michele Palmiotti è nato a Molfetta il 31 marzo 1902. Nel 1922 conseguì la maturità da Capitano di Lungo Corso, presso l’Istituto Nautico di Procida (Na). Quello stesso anno, chiamato alle armi, frequentò a Verona il corso da allievo ufficiale di complemento. La sua carriera militare parte dal basso: caporale, sergente, allievo ufficiale. Il 1924 divenne Sottotenente d’Arma di Artiglieria Pesante Campale. Il 1925 fu ammesso dietro domanda nell’Arma Aeronautica in qualità di allievo pilota. Dopo aver superato il corso a pieni voti, divenne pilota militare, nel ruolo di combattente. Raggiunta un’alta capacità professionale nel pilotare idrovolanti, divenne istruttore presso le scuole-caccia. Nel 1932, per essere addestrato alle crociere atlantiche, frequentò la “Scuola di navigazione d’alto mare” di Orbetello.

Nell’agosto del 1933 fu promosso Capitano per merito straordinario, cinque anni dopo divenne Maggiore e poi Tenente Colonnello dell’Aviazione. Fu anche comandante, con base a Taranto, della Regia Marina dello Jonio e Basso-Adriatico. Il 1946 acquisì il grado da Colonnello e da Generale di Brigata Aerea, grado che gli permise il Comando dell’Aeronautica militare in Somalia. Nel dopoguerra fu comandante della Scuola di volo di Cagliari - Elmas. In quel luogo fece ricostruire una chiesa, utilizzando solo manodopera militare in forza all’aeroporto e anche alla Terza Regione aerea. Divenuto Generale di Divisione Aerea, il 1960 venne collocato in ausiliaria - pensione - per limiti di età. Trascorso poco tempo, con provvedimento del Ministero della Difesa, fu richiamato col grado di Generale di Squadra con incarichi speciali, quale sovrintendente e coordinatore dei lavori del nuovo aeroporto intercontinentale di Fiumicino. Nel 1975 fu messo in congedo assoluto per limite massimo di età. Morì il 29 gennaio del 1985 all’età di 83 anni a Casalpolacco, vicino Roma. Ne parlò quasi tutta la stampa nazionale: Il Giornale d’Italia, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Resto del Carlino, L’Unione Sarda, Il Tempo, Il Messaggero. Per sua volontà volle essere tumulato presso il cimitero di Orbetello insieme ai suoi commilitoni. Durante l’ultimo periodo della sua vita Michele Palmiotti era solito trascorrere il tempo a Palocco, nella farmacia di sua figlia Giuliana, immerso nella lettura. Amava e si dedicava ai bambini, in particolare alla sua nipotina Micaela.

Come Cristoforo Colombo il Tenente Palmiotti con Italo Balbo alla scoperta dei Cieli d’America

L’obiettivo dell’Associazione Eredi della Storia è principalmente quello di reperire ogni genere di documentazione per far memoria delle valorose personalità che hanno fatto la storia molfettese. Il nostro giornale vuole raccontare un evento che ha cambiato le sorti del progresso e della tecnologia, conquiste a beneficio dell’umanità. La famosa Trasvolata oceanica “Crociera aerea del Decennale”, compiuta in tredici tappe lungo il percorso: Roma – Chicago -New York – Roma, venne organizzata e guidata dal giornalista Generale di Squadra Aerea della Regia Aeronautica Italo Balbo, comandante della 2^ Squadra Atlantica, formata da ventiquattro idrovolanti Savoia – Marchetti S.55-X.  Partirono la mattina del 1° luglio 1933 dall’idroscalo di Orbetello verso un incerto destino, ma con l’idea di rompere per sempre le barriere dell’Oceano, aprendo all’Aviazione la strada dell’Atlantico. Un’impresa memorabile: fu paragonata alla conquista lunare. Iniziava “l’era del dominio dell’aria”. Per l’Aviazione e per la motoristica civile e militare italiana si apriva un futuro prestigioso di sviluppo industriale, che apriva all’Italia e al mondo nuovi itinerari aerei e rotte commerciali.  Il ten. Michele Palmiotti era secondo pilota, faceva parte dell’8^ Squadriglia “Verde Cerchiata”, formata da un equipaggio di quattro uomini. La stampa internazionale così come quella nazionale diede grande risalto all’impresa. La navigazione si concluse in condizioni meteorologiche instabili, tra nebbie, piovaschi e sole. La navigazione atlantica senza scalo durò dodici ore, alla velocità di duecento chilometri. Il 15 luglio la squadra ammarò nelle acque  del Michigan, tra gli applausi degli americani che salutavano l’arrivo degli atlantici con un tripudio di bandiere tricolori. Il Governatore dell’Illinois proclamò il “giorno di Italo Balbo”, mentre con una delibera il Consiglio comunale di Chicago intitolava la 7^ Strada “Balbo Avenue”. Dall’Italia giungevano messaggi di congratulazioni dal Re Vittorio Emanuele III, dal Cardinale Pacelli sostituto di Papa Pio XI, da Guglielmo Marconi. L’impresa fu paragonata al viaggio di Cristoforo Colombo. Prima di ripartire per l’Italia il gruppo dei piloti,  fu ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Roosevelt  e da tutta la comunità italoamericana. Intanto da Roma Mussolini richiamava Balbo a rientrare subito in Italia. Furono percorsi ottomila chilometri. Balbo consegnava a tutti i piloti l’ambito ed esclusivo distintivo di “atlantico”: l’aquila d’oro con una “ A” azzurra al centro. Il sabato del 12 agosto, alle 18.30, la formazione al completo sorvolò la foce del Tevere. L’ultima tratta dall’Atlantico al Tevere era durata dieci ore e 20’. Dei ventiquattro idrovolanti partiti ne rientrarono ventitré. Uno si capovolse nell’idroscalo di Amsterdam durante l’ammaraggio. Il team era formato da piloti con la qualifica di capitano di lungo corso, da ingegneri, motoristi, periti tecnici, addetti alle operazioni di dragaggio, ufficiali osservatori del Regio Esercito.

L’Aviere Generale Michele Paliotti, soldato al servizio del progresso

Sicuramente il generale Palmiotti era un pacifista. Ma in tempo di guerra doveva obbedire agli ordini superiori, quando era inviato nelle azioni di guerra. Era un soldato che amava la pace e il progresso. Lo si evince dalle varie relazioni rilasciate dall’ufficio di Stato Maggiore della Regia Marina. Il comandante Palmiotti sapeva benissimo che per vincere in battaglia e limitare le perdite ci voleva organizzazione, mezzi e reparti in perfetta efficienza. Personale sempre addestrato al combattimento. Infatti in 3825 ore di volo in attività di guerra, i suoi reparti dislocati in base avanzata nel Mediterraneo centrale subirono la perdita solo di dieci apparecchi, cinque caduti, dodici feriti, quarantadue dispersi. In volo il Ten. Col. Palmiotti si è sempre distinto nelle missioni belliche più difficili e rischiose: ne compì ventinove tra avvistamento e bombardamento di incrociatori, ricognizioni d’altura talvolta contrastate dall’aviazione nemica aeronavale. Per questo il Comando di gruppo in guerra lo ritenne meritevole della Medaglia d’Argento al V.M. con la seguente motivazione: “Comandante di un gruppo da ricognizione marittima forgiava le squadriglie da lui dipendenti in modo da portarle ad assolvere brillantemente i rischiosi ed importanti compiti assegnati. Sempre primo nel dare l’esempio, portava a termine importanti missioni in zone battute dalla caccia avversaria; con tenacia pari all’ardimento superava ogni più arduo ostacolo. Esempio costante di dedizione al dovere, di cosciente sprezzo del pericolo e di mirabile entusiasmo.”
Complessivamente si è fregiato di una medaglia d’Oro, nove d’Argento, ventidue  di Bronzo, venti Croci di Guerra.

A Molfetta nessuna strada porta il nome del Generale Michele Palmiotti, aviere

Si sa che nessuno è profeta in patria. Lo disse Gesù ai suoi concittadini. Infatti non si comprende perché qualche tempo fa sia l’Amministrazione comunale che la Commissione toponomastica, nonostante due richieste formali - inoltrate l’8 settembre del 1994 dal signor Palmiotti Corrado, già combattente e invalido di guerra, e il 22 dicembre 2010 dal Sottotenente Luciano Modugno, presidente dell’Associazione nazionale carabinieri di Molfetta – non abbiano disposto di denominare una via cittadina al molfettese Michele Palmiotti. Lo scopo delle richieste era di onorare e far memoria delle sue imprese, della vita esemplare, ricca di eccezionale valore sia militare che civile, vita incorniciata da gesti nobili e documentati che ha dato lustro a Molfetta e all’Italia, nel mondo intero. La Città di Bitetto lo ha  già fatto.

storie Michele Palmiotti 1

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna


storie Michele Palmiotti 2Molfetta - Michele Palmiotti è nato a Molfetta il 31 marzo 1902. Nel 1922 conseguì la maturità da Capitano di Lungo Corso, presso l’Istituto Nautico di Procida (Na). Quello stesso anno, chiamato alle armi, frequentò a Verona il corso da allievo ufficiale di complemento. La sua carriera militare parte dal basso: caporale, sergente, allievo ufficiale. Il 1924 divenne Sottotenente d’Arma di Artiglieria Pesante Campale. Il 1925 fu ammesso dietro domanda nell’Arma Aeronautica in qualità di allievo pilota. Dopo aver superato il corso a pieni voti, divenne pilota militare, nel ruolo di combattente. Raggiunta un’alta capacità professionale nel pilotare idrovolanti, divenne istruttore presso le scuole-caccia. Nel 1932, per essere addestrato alle crociere atlantiche, frequentò la “Scuola di navigazione d’alto mare” di Orbetello.

Nell’agosto del 1933 fu promosso Capitano per merito straordinario, cinque anni dopo divenne Maggiore e poi Tenente Colonnello dell’Aviazione. Fu anche comandante, con base a Taranto, della Regia Marina dello Jonio e Basso-Adriatico. Il 1946 acquisì il grado da Colonnello e da Generale di Brigata Aerea, grado che gli permise il Comando dell’Aeronautica militare in Somalia. Nel dopoguerra fu comandante della Scuola di volo di Cagliari - Elmas. In quel luogo fece ricostruire una chiesa, utilizzando solo manodopera militare in forza all’aeroporto e anche alla Terza Regione aerea. Divenuto Generale di Divisione Aerea, il 1960 venne collocato in ausiliaria - pensione - per limiti di età. Trascorso poco tempo, con provvedimento del Ministero della Difesa, fu richiamato col grado di Generale di Squadra con incarichi speciali, quale sovrintendente e coordinatore dei lavori del nuovo aeroporto intercontinentale di Fiumicino. Nel 1975 fu messo in congedo assoluto per limite massimo di età. Morì il 29 gennaio del 1985 all’età di 83 anni a Casalpolacco, vicino Roma. Ne parlò quasi tutta la stampa nazionale: Il Giornale d’Italia, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Resto del Carlino, L’Unione Sarda, Il Tempo, Il Messaggero. Per sua volontà volle essere tumulato presso il cimitero di Orbetello insieme ai suoi commilitoni. Durante l’ultimo periodo della sua vita Michele Palmiotti era solito trascorrere il tempo a Palocco, nella farmacia di sua figlia Giuliana, immerso nella lettura. Amava e si dedicava ai bambini, in particolare alla sua nipotina Micaela.

Come Cristoforo Colombo il Tenente Palmiotti con Italo Balbo alla scoperta dei Cieli d’America

L’obiettivo dell’Associazione Eredi della Storia è principalmente quello di reperire ogni genere di documentazione per far memoria delle valorose personalità che hanno fatto la storia molfettese. Il nostro giornale vuole raccontare un evento che ha cambiato le sorti del progresso e della tecnologia, conquiste a beneficio dell’umanità. La famosa Trasvolata oceanica “Crociera aerea del Decennale”, compiuta in tredici tappe lungo il percorso: Roma – Chicago -New York – Roma, venne organizzata e guidata dal giornalista Generale di Squadra Aerea della Regia Aeronautica Italo Balbo, comandante della 2^ Squadra Atlantica, formata da ventiquattro idrovolanti Savoia – Marchetti S.55-X.  Partirono la mattina del 1° luglio 1933 dall’idroscalo di Orbetello verso un incerto destino, ma con l’idea di rompere per sempre le barriere dell’Oceano, aprendo all’Aviazione la strada dell’Atlantico. Un’impresa memorabile: fu paragonata alla conquista lunare. Iniziava “l’era del dominio dell’aria”. Per l’Aviazione e per la motoristica civile e militare italiana si apriva un futuro prestigioso di sviluppo industriale, che apriva all’Italia e al mondo nuovi itinerari aerei e rotte commerciali.  Il ten. Michele Palmiotti era secondo pilota, faceva parte dell’8^ Squadriglia “Verde Cerchiata”, formata da un equipaggio di quattro uomini. La stampa internazionale così come quella nazionale diede grande risalto all’impresa. La navigazione si concluse in condizioni meteorologiche instabili, tra nebbie, piovaschi e sole. La navigazione atlantica senza scalo durò dodici ore, alla velocità di duecento chilometri. Il 15 luglio la squadra ammarò nelle acque  del Michigan, tra gli applausi degli americani che salutavano l’arrivo degli atlantici con un tripudio di bandiere tricolori. Il Governatore dell’Illinois proclamò il “giorno di Italo Balbo”, mentre con una delibera il Consiglio comunale di Chicago intitolava la 7^ Strada “Balbo Avenue”. Dall’Italia giungevano messaggi di congratulazioni dal Re Vittorio Emanuele III, dal Cardinale Pacelli sostituto di Papa Pio XI, da Guglielmo Marconi. L’impresa fu paragonata al viaggio di Cristoforo Colombo. Prima di ripartire per l’Italia il gruppo dei piloti,  fu ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Roosevelt  e da tutta la comunità italoamericana. Intanto da Roma Mussolini richiamava Balbo a rientrare subito in Italia. Furono percorsi ottomila chilometri. Balbo consegnava a tutti i piloti l’ambito ed esclusivo distintivo di “atlantico”: l’aquila d’oro con una “ A” azzurra al centro. Il sabato del 12 agosto, alle 18.30, la formazione al completo sorvolò la foce del Tevere. L’ultima tratta dall’Atlantico al Tevere era durata dieci ore e 20’. Dei ventiquattro idrovolanti partiti ne rientrarono ventitré. Uno si capovolse nell’idroscalo di Amsterdam durante l’ammaraggio. Il team era formato da piloti con la qualifica di capitano di lungo corso, da ingegneri, motoristi, periti tecnici, addetti alle operazioni di dragaggio, ufficiali osservatori del Regio Esercito.

L’Aviere Generale Michele Paliotti, soldato al servizio del progresso

Sicuramente il generale Palmiotti era un pacifista. Ma in tempo di guerra doveva obbedire agli ordini superiori, quando era inviato nelle azioni di guerra. Era un soldato che amava la pace e il progresso. Lo si evince dalle varie relazioni rilasciate dall’ufficio di Stato Maggiore della Regia Marina. Il comandante Palmiotti sapeva benissimo che per vincere in battaglia e limitare le perdite ci voleva organizzazione, mezzi e reparti in perfetta efficienza. Personale sempre addestrato al combattimento. Infatti in 3825 ore di volo in attività di guerra, i suoi reparti dislocati in base avanzata nel Mediterraneo centrale subirono la perdita solo di dieci apparecchi, cinque caduti, dodici feriti, quarantadue dispersi. In volo il Ten. Col. Palmiotti si è sempre distinto nelle missioni belliche più difficili e rischiose: ne compì ventinove tra avvistamento e bombardamento di incrociatori, ricognizioni d’altura talvolta contrastate dall’aviazione nemica aeronavale. Per questo il Comando di gruppo in guerra lo ritenne meritevole della Medaglia d’Argento al V.M. con la seguente motivazione: “Comandante di un gruppo da ricognizione marittima forgiava le squadriglie da lui dipendenti in modo da portarle ad assolvere brillantemente i rischiosi ed importanti compiti assegnati. Sempre primo nel dare l’esempio, portava a termine importanti missioni in zone battute dalla caccia avversaria; con tenacia pari all’ardimento superava ogni più arduo ostacolo. Esempio costante di dedizione al dovere, di cosciente sprezzo del pericolo e di mirabile entusiasmo.”
Complessivamente si è fregiato di una medaglia d’Oro, nove d’Argento, ventidue  di Bronzo, venti Croci di Guerra.

A Molfetta nessuna strada porta il nome del Generale Michele Palmiotti, aviere

Si sa che nessuno è profeta in patria. Lo disse Gesù ai suoi concittadini. Infatti non si comprende perché qualche tempo fa sia l’Amministrazione comunale che la Commissione toponomastica, nonostante due richieste formali - inoltrate l’8 settembre del 1994 dal signor Palmiotti Corrado, già combattente e invalido di guerra, e il 22 dicembre 2010 dal Sottotenente Luciano Modugno, presidente dell’Associazione nazionale carabinieri di Molfetta – non abbiano disposto di denominare una via cittadina al molfettese Michele Palmiotti. Lo scopo delle richieste era di onorare e far memoria delle sue imprese, della vita esemplare, ricca di eccezionale valore sia militare che civile, vita incorniciata da gesti nobili e documentati che ha dato lustro a Molfetta e all’Italia, nel mondo intero. La Città di Bitetto lo ha  già fatto.

storie Michele Palmiotti 1

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

WEB TV

WEBtv