paddengaule_notMolfetta - Purtroppo l’invito del comitato pro Salvemini non fu accolto e la campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 26 ottobre 1913 fu funestata da numerosi episodi di violenza che spesso rimasero impuniti a causa dell’intervento massiccio e violento dello Stato, a favore di Pietro Pansini.

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Il prefetto di Bari Giovanni Gasperini, ed il commissario di Pubblica Sicurezza Nicola Ippolito, avvalendosi della truppa e di altri mezzi, “non videro” le innumerevoli violenze della teppagia pansiniana, inventarono quelle dei salveminiani, che erano in realtà deboli reazioni di difesa e rivendicazioni di diritti violati, ritardarono la consegna dei certificati elettorali e sabotarono l’accesso ai seggi agli elettori di fede salveminiana.

Tra i tanti episodi di violenza ne ricorderò uno in particolare che, sebbene appena accennato negli atti della commissione istituita per accertare “I fatti di Molfetta” è ricordato perché da quell’episodio scaturì un soprannome particolare: “Paddengaule”.

"All’on. Pietro Pansini – Molfetta
Sentiamo il dovere di interpretare l’opinione degli onesti di tutti i partiti, invitandovi a rimanere qui sino all’ ultimo momento della presente lotta elettorale, ad assumervi personalmente la responsabilità della condotta di coloro che vi sostengono, a tutelare, com’ è vostro dovere, la libertà di tutti, a protestare, ove occorra, contro le violenze che secondo le notorie e reiterate minacce, si tenterà di perpetrare o di provocare a nostro danno.
Quale che possa essere il risultato della votazione del 26 ottobre, un fine deve starvi a cuore sopra ogni altro: quello di uscire da questa lotta senza che vi si possa accusare di avere utilizzato, voi repubblicano, l’appoggio di un governo monarchico per vincere, di avere accettato la complicità di atti delittuosi e disonorevoli, di non aver fatto nulla per evitare giorni di dolore a questo collegio, che vi ha eletto a deputato per 23 anni, e che se non avesse fiducia in voi, non dovrebbe essere costretto, a rieleggervi, dalle prepotenze della teppa e dalla iniquità di chi, invece di garantire, viola la libertà di voto. Rimanete dunque sul campo della lotta sino all’ultimo momento. È il vostro dovere.
Il comitato pro Salvemini"

Foglio volante del comitato pro Salvemini, campagna elettorale 1913

 

Quella fu una campagna elettorale,
che non ebbe niente di normale
e, tra soprusi, sparatorie e aggressioni,
fu la più cruenta delle competizioni.
La polizia non era imparziale,
e dei repubblicani copriva ogni male;
mentre i socialisti che subivano abusi,
molto spesso venivano reclusi.
Lo stesso Salvemini aveva invitato
il questore ad esser meno inquadrato,
ma, non ricevendo risposte eloquenti,
ai suoi diceva di stare attenti,
perciò i socialisti avevan fatto cucire
le tasche delle giacche per impedire
che qualche sbirro vi potesse infilare
un arma o un coltello e poi farli arrestare.
Una sera di ottobre, nella lega braccianti,
eran riuniti i socialisti militanti,
e si parlava di come continuare
la campagna elettorale per la vittoria finale;
quando ad un tratto, fuori la porta,
s’udirono grida e rumori d’ogni sorta.
Subito si pensò ad un assalto squadrista,
di cui Pansini era stato il regista.
Alcuni braccianti tentarono di reagire,
ma la maggior parte decise di fuggire
e, nel parapiglia che ne seguì,
un urlo strozzato alfine si sentì.
Cos’era successo? Chi gridava?
E perché si lamentava?
Era il custode della lega braccianti
che attirava l’attenzione di tutti quanti,
si lamentava e si diceva ferito
e bestemmiava chi l’aveva colpito.
Tutti si recarono in suo aiuto,
invitandolo a mettersi seduto,
ma lui la sedia sdegnato rifiutò,
finchè alla fine per terra stramazzò.
Di sicuro sangue perdeva,
ma la ferita nessuno vedeva;
il petto era sano, anche la faccia,
le mani, le gambe come pure le braccia,
chissà dove mai era stato ferito?
Dove i delinquenti l’avevano colpito?
Poi il corpo del poveraccio fu girato
e il mistero fu alfine svelato…
Perdeva sangue dal deretano,
perché il colpo di quel marrano
l’aveva preso proprio al sedere
e lui non voleva farlo sapere.
In ospedale alfine fu portato,
e dopo un po’ il danno fu sanato,
ma il fatto fece il giro del paese
e il poveretto ne pagò le spese
perché il fatto fu noto a tutti
sia agli onesti che ai farabutti
e, sebbene in tanti non conoscono il suo nome,
la famiglia Modugno ha uno strano soprannome
che ricorda l’episodio che vi ho narrato
e certamente non ho inventato;
un soprannome che certamente resterà,
nella storia e gli annali di questa città.
Lo volete sapere? Non riuscite ad immaginarlo?
Il soprannome che gli fu affibiato fu PADDENGAULE
Dopo violenze, brogli e malaffare,
ad ottobre si andò a votare.
Pietro Pansini fu eletto deputato,
mentre Salvemini si disse truffato.
Per tante angherie sgomento,
si rivolse Salvemini al parlamento,
con una richiesta ben motivata,
che l’elezione fosse annullata.
Le giuste ragioni rimasero ignorate,
e le violenze invendicate.
Per i benpensanti di allor “socialista”,
era un sinonimo di “terrorista”.
Ma noi che adesso raccontiam la storia,
vogliamo solo rinfrescarvi la memoria,
perché la legge sia sempre rispettata
e non sia mai più calpestata.