molfettabnoldMolfetta - Un povero contadino viveva inventando versi sgangherati di commento sugli eventi più notevoli della cittadina e li cantava nei caffè, nei luoghi di ritrovo e ogni laddove potesse trovare un pubblico generoso e disponibile. Era solito accompagnarsi con le stridule note di un violino che poteva avere, più o meno, la sua stessa memorabile età.

Si era fatto una certa fama, così, pian piano, oltre che a ricavare il necessario per vivere, riuscì orgogliosamente anche a trattenere da parte un pozzetto di carrine. I risparmi, giorno dopo giorno, si moltiplicavano e le sue tasche a fatica riuscivano a contenerli, tant’è che decise di scavare un buco nel muro e custodirli lì. Di notte, al buio e senza essere visto da occhio alcuno, portò a compimento la sua pensata, ma rimase diffidente. Infatti il giorno dopo, volendo controllare se i suoi risparmi fossero ancora lì, si accorse che erano stati rubati. Ma non si allarmò, anzi. L’astuto cantastorie escogitò un modo per ingannare il ladro e riavere i suoi soldi. Prese dunque il violino e cantò: «Tenèive trènd’a carrine ind’è carvutte, mò ne mètt nn’elt’è trènd è so sessènde». Il ladro volendo guadagnare l’intera somma pensò bene di riportare la refurtiva. Così il povero contadino poté riavere i propri risparmi e gioiosamente ancora cantare alla stoltezza del ladro e alla sua sveglia lucidità: «Vite l’òmene quènd’è stat gnòrènde, nèn è state cnendènde de trènde, ne vlèive sesseènte». Chi si accontenta gode e chi troppo vuole nulla stringe, questo insegna la morale saggezza.