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Vito ScafidiMolfetta - Vito Scafidi era uno studente del '91 che il 22 novembre 2008 trovò la morte nella propria scuola, il liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli, a causa del crollo del controsoffitto della propria aula, che a sua volta ha fatto cadere un pesante tubo in ghisa che ha travolto il giovane. Oltre al ragazzo rimasero coinvolte nella "tragedia" altre 21 persone, di cui quattro in modo grave, una delle quali ha riportato una parziale paralisi alle gambe.

I mass media adorano a iosa parlare di "tragedia" per definirie l'accaduto e casi simili, ma a noi, come alla sua famiglia e ai suoi compagni di classe e di scuola piace invece parlare di "morte bianca": ad aver causato la morte del ragazzo sono stati infatti i negati fondi per il riammodernamento e la ristrutturazione della sua scuola, che come decine di migliaia nel nostro paese, e decine nella nostra città, versava in condizioni pietose.

Per questo il collettivo "Student* Molfettesi in Lotta" ha scelto di dedicare un torneo di calcio a 5 ad un ragazzo come tanti, amante dello sport e del divertimento, e vittima di una corsa al risparmio in termini di sicurezza, indifferente verso quel migliaio di persone che ogni anno si reca sul proprio posto di lavoro, saluta la propria famiglia per non tornarci più.

Una sicurezza "sacrificata" troppo spesso all'altare dei grandi profitti, cosicché si preferisce da un lato destinare miliardi di euro alla spesa militare e alla ricapitalizzazione delle banche e dall'altro sottrarne ai fondi per la sicurezza sul lavoro, per il rifacimento delle strutture fatiscenti in cui si lavora in condizioni di salute precarie all'inverosimile (e quanto accade da anni a Taranto a causa dell'Ilva ne è da monito imperituro).

Una costante che ha saputo resistere nella storia recente a governi "tecnici" e politici di qualsiasi colore, sempre impegnati a garantire la ricchezza dei pochi sulle spalle delle sofferenze dell'intera popolazione.

E nella città della "strage della solidarietà" della Truckcenter del 3 marzo 2008, in cui persero la vita cinque persone, è bene non dimenticarselo.

Questo torneo è per gli studenti e le studentesse non soltanto un'occasione in cui ricordare quanto accaduto e capire quanto sia nel nostro piccolo possibile fare per evitare morti e feriti a scuola e sui posti di lavoro, ma anche per riflettere sulla gestione dello sport nella nostra città: a causa di una endemica carenza di strutture pubbliche, i giovani molfettesi sono costretti a dover pagare per poter esercitare la propria passione sportiva in società private, dalle quali restano escluse le fasce meno abbienti e lavoratori e lavoratrici.

Un occasione in cui ricordare che il fair play, l'antirazzismo e l'antifascismo devono essere il faro delle politiche sportive, in una nazione in cui nei nostri stadi e palazzetti si può fare il "saluto romano" senza problemi e si ha il Daspo se invece si propugnano i valori del calcio di strada, ed in cui si sentono ancora "buuu" razzisti nei confronti di giocatori di colori, talvolta anche verso giocatori della propria stessa squadra.

Sicurezza a scuola e sul lavoro, sport autentico ed antirazzismo: tre concetti assai diversi eppure tenuti assieme dal filo rosso della solidarietà che lega il collettivo a Vito Scafidi e alla sua famiglia.

Buon torneo a tutti, e che vinca il migliore (sul campo).

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Vito ScafidiMolfetta - Vito Scafidi era uno studente del '91 che il 22 novembre 2008 trovò la morte nella propria scuola, il liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli, a causa del crollo del controsoffitto della propria aula, che a sua volta ha fatto cadere un pesante tubo in ghisa che ha travolto il giovane. Oltre al ragazzo rimasero coinvolte nella "tragedia" altre 21 persone, di cui quattro in modo grave, una delle quali ha riportato una parziale paralisi alle gambe.

I mass media adorano a iosa parlare di "tragedia" per definirie l'accaduto e casi simili, ma a noi, come alla sua famiglia e ai suoi compagni di classe e di scuola piace invece parlare di "morte bianca": ad aver causato la morte del ragazzo sono stati infatti i negati fondi per il riammodernamento e la ristrutturazione della sua scuola, che come decine di migliaia nel nostro paese, e decine nella nostra città, versava in condizioni pietose.

Per questo il collettivo "Student* Molfettesi in Lotta" ha scelto di dedicare un torneo di calcio a 5 ad un ragazzo come tanti, amante dello sport e del divertimento, e vittima di una corsa al risparmio in termini di sicurezza, indifferente verso quel migliaio di persone che ogni anno si reca sul proprio posto di lavoro, saluta la propria famiglia per non tornarci più.

Una sicurezza "sacrificata" troppo spesso all'altare dei grandi profitti, cosicché si preferisce da un lato destinare miliardi di euro alla spesa militare e alla ricapitalizzazione delle banche e dall'altro sottrarne ai fondi per la sicurezza sul lavoro, per il rifacimento delle strutture fatiscenti in cui si lavora in condizioni di salute precarie all'inverosimile (e quanto accade da anni a Taranto a causa dell'Ilva ne è da monito imperituro).

Una costante che ha saputo resistere nella storia recente a governi "tecnici" e politici di qualsiasi colore, sempre impegnati a garantire la ricchezza dei pochi sulle spalle delle sofferenze dell'intera popolazione.

E nella città della "strage della solidarietà" della Truckcenter del 3 marzo 2008, in cui persero la vita cinque persone, è bene non dimenticarselo.

Questo torneo è per gli studenti e le studentesse non soltanto un'occasione in cui ricordare quanto accaduto e capire quanto sia nel nostro piccolo possibile fare per evitare morti e feriti a scuola e sui posti di lavoro, ma anche per riflettere sulla gestione dello sport nella nostra città: a causa di una endemica carenza di strutture pubbliche, i giovani molfettesi sono costretti a dover pagare per poter esercitare la propria passione sportiva in società private, dalle quali restano escluse le fasce meno abbienti e lavoratori e lavoratrici.

Un occasione in cui ricordare che il fair play, l'antirazzismo e l'antifascismo devono essere il faro delle politiche sportive, in una nazione in cui nei nostri stadi e palazzetti si può fare il "saluto romano" senza problemi e si ha il Daspo se invece si propugnano i valori del calcio di strada, ed in cui si sentono ancora "buuu" razzisti nei confronti di giocatori di colori, talvolta anche verso giocatori della propria stessa squadra.

Sicurezza a scuola e sul lavoro, sport autentico ed antirazzismo: tre concetti assai diversi eppure tenuti assieme dal filo rosso della solidarietà che lega il collettivo a Vito Scafidi e alla sua famiglia.

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