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truckcenter_ilfatto_video_3Molfetta - Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera scritta da Umberto, un nostro lettore molfettese, riguardo la questione del corteo di sabato 3 marzo 2012 in ricordo delle vittime della tragedia della TruckCenter:
"Egregia Redazione,
sono un cittadino che il 3 marzo ha partecipato alla manifestazione in ricordo delle vittime della Truck Center.  L’ho fatto, scevro da ogni ideologia precostituita, dalla convinzione che di fronte a valori inalienabili come quelli della verità e della giustizia non si possa non meditare su dei fatti gravissimi che, a distanza di quattro anni, non vedano, a mio parere, chiarezza sulle eventuali  responsabilità per l’accaduto.

...LEGGI LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DE "IL FATTO"...

Non dimentico, inoltre, che una continua e costante attenzione sul tema dell’assenza di norme di sicurezza sul posto di lavoro sia utile per tenere sempre alta l’attenzione su questa problematica che, come tutti sappiamo, causa incidenti che giornalmente mietono vittime.

Ho partecipato anche, perché, essendo un sociologo ed esperto di comunicazione (è il mio mestiere) sono stato sempre legato agli insegnamenti del mio professore universitario di sociologia il Prof Gino Giugni (realizzatore dello Statuto dei Lavoratori e “gambizzato” dalle BR per chi lo avesse dimenticato) che ci diceva : “Una buona società e lo studio di essa non può prescindere da uno studio antropologico di ogni singolo individuo, perché una buona società può essere realizzata SOLO da BUONI INDIVIDUI”.

Ora veniamo alla manifestazione.

Ho preso parte ad essa e con grande orgoglio ho anche offerto la mia persona per uno degli spot pubblicitari finalizzati a sensibilizzare ancor di più una presenza massiccia di cittadini alla manifestazione.

Ho trovato, l’intero corteo, sotto ogni punto di vista, degno di apprezzamento, sia per il numero delle persone, sia per la compostezza, sia per il modo democratico di esprimere il proprio dissenso.

Vorrei ricordare che viviamo in un Paese, dove leader di primissimo piano dichiarano alla stampa “ Spero con tutto il cuore che mio figlio non canti mai l’inno di Mameli” o imprenditori di riconosciuta visibilità  ridacchiano sulle fortune da “incassare” per la ricostruzione dopo un drammatico terremoto.

Richiamo questi esempi perché slogan come “Pagherete caro, pagherete tutto” ritengo non siano nemmeno degni di essere segnalati tenuto conto della “pochezza” comunicativa e divulgativa.

Il perché quindi della mia lettera parte da tutte queste considerazioni poc’anzi esposte ma in specialmodo dalla, sempre a mio modesto parere, imperfetta e abbastanza dubbia metodologia giornalistica che il Fatto ha voluto seguire nella cronaca della manifestazione.

E’ indubbio che se 3 o 4 o anche 20 partecipanti su centinaia, durante un corteo “bevano” dei sorsi di vino, ciò NON possa e NON debba delegittimare o essere elemento di analisi di un’intera manifestazione (è come dire che se uno dei manifestanti, per cause d’incontinenza, magari anziano, sia costretto a correre in un anfratto per “liberarsi” un giornale etichetti l’intera manifestazione come composta di maleodoranti cittadini che usano la strada come bagno pubblico).

Mi è sembrato, quindi, dal punto di vista della comunicazione, abbastanza “affrettato” esporre sul suo giornale, come prima lettura della manifestazione, foto di “ipotetici ubriaconi” con tanto di freccia segnaletica. In questo modo, pur nel rispetto della libertà di pubblicazione che ogni giornale ha diritto di avere, una sorta di tentativo di lettura chiaramente distorta dell’intera manifestazione.

Di cosa poi si sia detto, di minacce, di aggressioni e quant’altro, davvero non so.

Leggo e guardo i giornali usando tempi e cronologia e so solo che leggendo il suo giornale, le prime immagini sono state quelle “segnaletiche”. A seguire i commenti su queste foto e così via.

E dovrà ammettere, Gentile Redazione che, se invece avessi letto di aggressioni e minacce e poi , cronologicamente, avessi visto le foto in un secondo momento, beh, il mio parere sarebbe stato diverso.

Io, credo e concludo, che approfondimenti su tematiche come quelle espresse dalla manifestazione (morte sul lavoro, verità e giustizia) meritino una più attenta analisi prima di essere evidenziate su un giornale, altrimenti molto difficilmente riusciremo a rimettere in sesto una società come la nostra in cui, come m’insegnava il Prof Gino Giugni, la maggioranza è ancora composta di inetti."

 


truckcenter_ilfatto_video_3Molfetta - Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera scritta da Umberto, un nostro lettore molfettese, riguardo la questione del corteo di sabato 3 marzo 2012 in ricordo delle vittime della tragedia della TruckCenter:
"Egregia Redazione,
sono un cittadino che il 3 marzo ha partecipato alla manifestazione in ricordo delle vittime della Truck Center.  L’ho fatto, scevro da ogni ideologia precostituita, dalla convinzione che di fronte a valori inalienabili come quelli della verità e della giustizia non si possa non meditare su dei fatti gravissimi che, a distanza di quattro anni, non vedano, a mio parere, chiarezza sulle eventuali  responsabilità per l’accaduto.

...LEGGI LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DE "IL FATTO"...

Non dimentico, inoltre, che una continua e costante attenzione sul tema dell’assenza di norme di sicurezza sul posto di lavoro sia utile per tenere sempre alta l’attenzione su questa problematica che, come tutti sappiamo, causa incidenti che giornalmente mietono vittime.

Ho partecipato anche, perché, essendo un sociologo ed esperto di comunicazione (è il mio mestiere) sono stato sempre legato agli insegnamenti del mio professore universitario di sociologia il Prof Gino Giugni (realizzatore dello Statuto dei Lavoratori e “gambizzato” dalle BR per chi lo avesse dimenticato) che ci diceva : “Una buona società e lo studio di essa non può prescindere da uno studio antropologico di ogni singolo individuo, perché una buona società può essere realizzata SOLO da BUONI INDIVIDUI”.

Ora veniamo alla manifestazione.

Ho preso parte ad essa e con grande orgoglio ho anche offerto la mia persona per uno degli spot pubblicitari finalizzati a sensibilizzare ancor di più una presenza massiccia di cittadini alla manifestazione.

Ho trovato, l’intero corteo, sotto ogni punto di vista, degno di apprezzamento, sia per il numero delle persone, sia per la compostezza, sia per il modo democratico di esprimere il proprio dissenso.

Vorrei ricordare che viviamo in un Paese, dove leader di primissimo piano dichiarano alla stampa “ Spero con tutto il cuore che mio figlio non canti mai l’inno di Mameli” o imprenditori di riconosciuta visibilità  ridacchiano sulle fortune da “incassare” per la ricostruzione dopo un drammatico terremoto.

Richiamo questi esempi perché slogan come “Pagherete caro, pagherete tutto” ritengo non siano nemmeno degni di essere segnalati tenuto conto della “pochezza” comunicativa e divulgativa.

Il perché quindi della mia lettera parte da tutte queste considerazioni poc’anzi esposte ma in specialmodo dalla, sempre a mio modesto parere, imperfetta e abbastanza dubbia metodologia giornalistica che il Fatto ha voluto seguire nella cronaca della manifestazione.

E’ indubbio che se 3 o 4 o anche 20 partecipanti su centinaia, durante un corteo “bevano” dei sorsi di vino, ciò NON possa e NON debba delegittimare o essere elemento di analisi di un’intera manifestazione (è come dire che se uno dei manifestanti, per cause d’incontinenza, magari anziano, sia costretto a correre in un anfratto per “liberarsi” un giornale etichetti l’intera manifestazione come composta di maleodoranti cittadini che usano la strada come bagno pubblico).

Mi è sembrato, quindi, dal punto di vista della comunicazione, abbastanza “affrettato” esporre sul suo giornale, come prima lettura della manifestazione, foto di “ipotetici ubriaconi” con tanto di freccia segnaletica. In questo modo, pur nel rispetto della libertà di pubblicazione che ogni giornale ha diritto di avere, una sorta di tentativo di lettura chiaramente distorta dell’intera manifestazione.

Di cosa poi si sia detto, di minacce, di aggressioni e quant’altro, davvero non so.

Leggo e guardo i giornali usando tempi e cronologia e so solo che leggendo il suo giornale, le prime immagini sono state quelle “segnaletiche”. A seguire i commenti su queste foto e così via.

E dovrà ammettere, Gentile Redazione che, se invece avessi letto di aggressioni e minacce e poi , cronologicamente, avessi visto le foto in un secondo momento, beh, il mio parere sarebbe stato diverso.

Io, credo e concludo, che approfondimenti su tematiche come quelle espresse dalla manifestazione (morte sul lavoro, verità e giustizia) meritino una più attenta analisi prima di essere evidenziate su un giornale, altrimenti molto difficilmente riusciremo a rimettere in sesto una società come la nostra in cui, come m’insegnava il Prof Gino Giugni, la maggioranza è ancora composta di inetti."

 

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