Banner sfondo 2 I VIAGGI DI AGATA - 060917

5STELLEMOLFETTAMOLFETTA – Il pronostico è stato rispettato, il quorum non è stato raggiunto e il c.d. referendum sulle trivelle è fallito. A distanza di qualche giorno qualche considerazione è opportuna. Si votava per impedire il rinnovo delle concessioni agli impianti di estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia oltre la loro scadenza.

Innanzitutto è scomparso il senso di partecipazione dei cittadini ai quesiti referendari: negli ultimi 15 anni il quorum è stato raggiunto solo nel caso del referendum sull’acqua pubblica. Considerando i governi che abbiamo avuto negli ultimi 20 anni, questo è comprensibile. Ma l’apatia dei cittadini delle regioni interessate più direttamente dal problema questa no, non è comprensibile. Addirittura la Calabria, che pure il mare ce l’ha, è una delle regioni in cui si è votato di meno.

Abbiamo sentito il Presidente del Consiglio Renzi e l’ex Presidente della Repubblica Napolitano incitare incredibilmente all’astensione. Abbiamo assistito a palesi tentativi di depistaggio da parte di taluni media che si sono spinti ad affermare ai telespettatori che si votava solo in 9 regioni. Abbiamo visto andati in fumo oltre 300 milioni di euro di soldi pubblici per il rifiuto di Renzi di accorpare il referendum alle elezioni amministrative di giugno.

E allora ci chiediamo: chi ci doveva guadagnare dal fallimento di questo referendum? Le lobbies dei petrolieri che continueranno per decenni a fare i loro affari pagando royalties ridicole allo Stato italiano? Qualcuno che forse si vedrà finanziare la prossima campagna elettorale, sempre con i nostri soldi?

Ora probabilmente, e sempre con la benedizione di Renzi, proseguiranno più speditamente le ricerche, autorizzate da questo Governo, di nuovi giacimenti di petrolio nel mare Adriatico per installare altrettanti pozzi proprio di fronte alle coste pugliesi  e quel poco mare che ancora ci resta andrà distrutto. Ma alla gente neanche questo sembra interessare.


5STELLEMOLFETTAMOLFETTA – Il pronostico è stato rispettato, il quorum non è stato raggiunto e il c.d. referendum sulle trivelle è fallito. A distanza di qualche giorno qualche considerazione è opportuna. Si votava per impedire il rinnovo delle concessioni agli impianti di estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia oltre la loro scadenza.

Innanzitutto è scomparso il senso di partecipazione dei cittadini ai quesiti referendari: negli ultimi 15 anni il quorum è stato raggiunto solo nel caso del referendum sull’acqua pubblica. Considerando i governi che abbiamo avuto negli ultimi 20 anni, questo è comprensibile. Ma l’apatia dei cittadini delle regioni interessate più direttamente dal problema questa no, non è comprensibile. Addirittura la Calabria, che pure il mare ce l’ha, è una delle regioni in cui si è votato di meno.

Abbiamo sentito il Presidente del Consiglio Renzi e l’ex Presidente della Repubblica Napolitano incitare incredibilmente all’astensione. Abbiamo assistito a palesi tentativi di depistaggio da parte di taluni media che si sono spinti ad affermare ai telespettatori che si votava solo in 9 regioni. Abbiamo visto andati in fumo oltre 300 milioni di euro di soldi pubblici per il rifiuto di Renzi di accorpare il referendum alle elezioni amministrative di giugno.

E allora ci chiediamo: chi ci doveva guadagnare dal fallimento di questo referendum? Le lobbies dei petrolieri che continueranno per decenni a fare i loro affari pagando royalties ridicole allo Stato italiano? Qualcuno che forse si vedrà finanziare la prossima campagna elettorale, sempre con i nostri soldi?

Ora probabilmente, e sempre con la benedizione di Renzi, proseguiranno più speditamente le ricerche, autorizzate da questo Governo, di nuovi giacimenti di petrolio nel mare Adriatico per installare altrettanti pozzi proprio di fronte alle coste pugliesi  e quel poco mare che ancora ci resta andrà distrutto. Ma alla gente neanche questo sembra interessare.

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