MOLFETTA. L'ASM: “Alghe a cala San Giacomo: la fiera dell’ignoranza e della superficialità”

asm macchina 2011 1Molfetta - Riceviamo e pubblichiamo:
Il 29 giugno scorso su un sito di informazione locale è comparso un articolo nel quale, tra le consuete infinite incertezze (cinque punti interrogativi in una trentina di righe) si parla di alghe (due cumuli) definendole “rifiuto urbano speciale (pericoloso o meno)” e si disserta di pronunce di Cassazione (delle quali non vengono forniti gli estremi) riguardo figure giuridiche inesistenti (il “deposito non temporaneo”, sconosciuto al D. lgs. 152/2006 e ss. mm. ii.).

Constatiamo innanzi tutto che l’autore del pregevole pezzo non si è dato pena, prima di scrivere di rifiuti, di leggerne la classificazione (in base alle norme vigenti i rifiuti sono alternativamente “urbani” oppure “speciali”: i rifiuti “urbani speciali” non esistono) e neppure di assumere preventive informazioni sulle alghe in discorso (tanto poi basta mettere un punto interrogativo alla fine di ogni periodo, e si può scrivere tutto).

Ciò rilevato (e letti anche i commenti dell’avifauna locale, che vorrebbe essere caustica e riesce solo a rendersi ridicola, come vedremo tra poco) con la presente portiamo a Vs. conoscenza (e, soprattutto, a conoscenza dei lettori) i presupposti tecnici ed amministrativi hanno determinato il deposito di alghe nella “Cala S. Giacomo”.

Le alghe, per definizione normativa, sono “rifiuto urbano” (per i lettori che, a differenza dei giornalisti, amano verificare: D. Lgs. n. 152/2006, art. 184, c. 2 lettera “d”), ma non sono individuate da uno specifico “codice CER” (vedi l’allegato D alla Parte IV del decreto legislativo citato; la “famiglia” dei rifiuti urbani è l’ultima ed inizia con “20”). Questa circostanza, a volte, complica il conferimento delle alghe agli impianti di recupero (compostaggio) o di smaltimento (discariche), come nel caso di specie (gli impianti di Modugno e Trani, ai quali conferiamo i rifiuti cittadini, hanno rappresentato questa difficoltà).

Per fortuna esiste la circolare del Ministero dell’Ambiente n. DPN/VD/2006/08123 del 17/03/2006 (già utilizzata anche gli scorsi anni) che consente soluzioni alternative, tra le quali lo stoccaggio, eventualmente stagionale, “...su spiagge poco accessibili o non frequentate da bagnanti...”. Il tutto secondo modalità “...da adottarsi da parte degli Enti Parco o della Regione competente...”. La Regione Puglia, dal canto suo, con propria nota n. 5971 del 25.06.2012 ha autorizzato lo spostamento in questione (tra l’altro: pronunciandosi su specifica richiesta del Nucleo Ambientale del Comando di Polizia Municipale. L’arguto giornalista si chiedeva: la Polizia Municipale è al corrente di questo spostamento? Certo: lo hanno chiesto loro! La prossima volta, magari, prima di scrivere, chiedi...). Chiariti i fatti, dobbiamo ringraziare la testata in questione per aver voluto, ancora una volta, dimostrare l’ignoranza dei propri giornalisti in materia di normativa sui rifiuti e per aver dato un’ulteriore prova della superficialità con la quale vengono affrontate problematiche di pubblico interesse (a che pro sforzarsi di verificare i fatti e di dare notizie: è molto più facile porre interrogativi che, sapientemente confezionati, possono alimentare timori e sospetti).

A chi, timoroso di firmarsi con il proprio nome e cognome, si nasconde dietro quello di un nobile rapace non possiamo che far notare che in questa storia non ci sono, evidentemente, “scienziati pazzi”. In compenso c’è almeno un fanatico che, odiando l’ASM e chi ci lavora, fa ogni forzo per denigrarla. Cadendo nel ridicolo.

Last modified on Giovedì, 03 Dicembre 2020 22:03

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