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LEGAMBIENTEMOLFETTA - Un corposo dossier sul ciclo di gestione dei reflui di Molfetta è stato presentato da Legambiente alla Regione Puglia e agli altri Enti competenti. L’occasione è data dal procedimento di Valutazione di impatto ambientale relativo alla condotta sottomarina prevista presso Torre Calderina. Dati, numeri, percentuali: il fallimento della depurazione a Molfetta sta scritto sulle carte (e non solo). «Il quadro attuale è a tinte fosche», dichiarano gli ambientalisti. «A Molfetta, il sistema della depurazione non funziona affatto e, nonostante la presenza degli impianti, i liquami risultano ancora scaricati a mare senza adeguati trattamenti di depurazione». I dati di Arpa Puglia riferiti all’intero anno 2015 non lasciano dubbi. Il depuratore di Molfetta continua a registrare gravi problemi e, soprattutto nel mese di dicembre, in buona sostanza, non ha funzionato per nulla (il riferimento è ai limiti di legge, espressi in concentrazione, nell’ambito della Tabella 1 del Dlgs 152/06). Qual è dunque lo stato della depurazione a Molfetta? Nonostante i lavori di potenziamento da tempo autorizzati, l’impianto di depurazione di Molfetta è, al momento, quello che funziona peggio tra quelli che scaricano nel tratto di mare tra Molfetta e Bisceglie, non lontano da Torre Calderina. Su questa striscia di mare, infatti, convergono gli scarichi di Ruvo-Terlizzi, Corato e Bisceglie (oltre a quello molfettese). Ebbene, se per gli altri depuratori le analisi evidenziano solo sporadici superamenti dei limiti, per lo scarico di Molfetta quasi il 60% dei campioni analizzati ha registrato valori ben oltre i parametri di legge. Si tratta di inquinanti che arrivano a superare anche di oltre 10 volte i valori limite di concentrazione (Tabella 1 del Dlgs 152/06) in riferimento a solidi sospesi e altri indicatori (Bod e Cod) usati dai biologi per calcolare la quantità di sostanza fecale ‘sfuggita’ dal depuratore e sversata direttamente in mare. «Il Comune di Molfetta – afferma Marco Di Stefano, presidente del circolo Legambiente di Molfetta – paga oggi lo scotto più grande non solo perché sul proprio territorio sono ubicati gli scarichi di altri quattro Comuni viciniori, ma anche per responsabilità proprie, visto che è il suo depuratore a presentare i problemi più grandi. La beffa è ancora più dolorosa se agli impianti di depurazione qui presenti si aggiungono i due impianti di affinamento delle acque reflue e le infrastrutture irrigue per il loro riutilizzo in agricoltura: tutto pronto da anni, finanziato a suon di milioni di euro dall’Unione Europea, ma mai entrato in funzione». In fermento, intanto, le procedure per la realizzazione di un’ennesima opera del sistema di depurazione a Molfetta: si tratta della condotta sottomarina, progetto di annosa e intricata memoria. Anche quest’opera, infatti, prim’ancora di nascere, evidenzia anomalie e suscita perplessità che, per LEGAMBIENTE Circolo di Molfetta ‘Giovanna Grillo’ l’associazione ambientalista, bisognerebbe prendere in considerazione prima che sia troppo tardi. «Abbiamo manifestato e formalizzato i nostri rilievi agli organi competenti già nel 2012, quando fu avviato il primo procedimento di Via in Regione», precisa Legambiente. Analoghe perplessità sono state espresse dal comitato tecnico della Regione Puglia, che infatti ha già dato parere negativo all’opera il 16 febbraio scorso. Oggi, Legambiente chiede di confermare quella bocciatura. Perché? La condotta, se realizzata, concentrerà al largo di Molfetta il più grande scarico della Puglia dopo quelli del comune di Bari (Bari est e Bari ovest). Si tratta di un progetto non solo insostenibile per l’ecosistema marino, ma anche inopportuno stante la qualità delle acque mal depurate a Molfetta. Alcune opere a supporto della condotta sono state però ad oggi (e forse intempestivamente) realizzate: si tratta di interventi tutt’altro che ‘leggeri’ (ad es., lunghe condotte che si snodano, a terra, attraverso la campagna), interventi per i quali Legambiente chiede che siano formulate opportune prescrizioni e previste iniziative di riparazione e/o di compensazione a carico di Aqp, appaltatore dei lavori. Gli stessi ambientalisti chiedono, infine, che gli eventuali danni economici accertati (per le opere già realizzate e per i contratti di lavori già sottoscritti da Aqp, pur in assenza di Via) siano addebitati allo stesso Aqp: saremmo di fronte, infatti, a finanziamenti spesi inutilmente per opere che potrebbero anzi pregiudicare la fattibilità di interventi futuri per il reale miglioramento degli scarichi dei depuratori di Molfetta, Bisceglie, Corato e Ruvo-Terlizzi. Di nuovo, occorrerà oggi intervenire prima (immediatamente prima) che sia troppo tardi.

 Per il Circolo di Molfetta “Giovanna Grillo” Il Presidente Marco Di Stefano

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LEGAMBIENTEMOLFETTA - Un corposo dossier sul ciclo di gestione dei reflui di Molfetta è stato presentato da Legambiente alla Regione Puglia e agli altri Enti competenti. L’occasione è data dal procedimento di Valutazione di impatto ambientale relativo alla condotta sottomarina prevista presso Torre Calderina. Dati, numeri, percentuali: il fallimento della depurazione a Molfetta sta scritto sulle carte (e non solo). «Il quadro attuale è a tinte fosche», dichiarano gli ambientalisti. «A Molfetta, il sistema della depurazione non funziona affatto e, nonostante la presenza degli impianti, i liquami risultano ancora scaricati a mare senza adeguati trattamenti di depurazione». I dati di Arpa Puglia riferiti all’intero anno 2015 non lasciano dubbi. Il depuratore di Molfetta continua a registrare gravi problemi e, soprattutto nel mese di dicembre, in buona sostanza, non ha funzionato per nulla (il riferimento è ai limiti di legge, espressi in concentrazione, nell’ambito della Tabella 1 del Dlgs 152/06). Qual è dunque lo stato della depurazione a Molfetta? Nonostante i lavori di potenziamento da tempo autorizzati, l’impianto di depurazione di Molfetta è, al momento, quello che funziona peggio tra quelli che scaricano nel tratto di mare tra Molfetta e Bisceglie, non lontano da Torre Calderina. Su questa striscia di mare, infatti, convergono gli scarichi di Ruvo-Terlizzi, Corato e Bisceglie (oltre a quello molfettese). Ebbene, se per gli altri depuratori le analisi evidenziano solo sporadici superamenti dei limiti, per lo scarico di Molfetta quasi il 60% dei campioni analizzati ha registrato valori ben oltre i parametri di legge. Si tratta di inquinanti che arrivano a superare anche di oltre 10 volte i valori limite di concentrazione (Tabella 1 del Dlgs 152/06) in riferimento a solidi sospesi e altri indicatori (Bod e Cod) usati dai biologi per calcolare la quantità di sostanza fecale ‘sfuggita’ dal depuratore e sversata direttamente in mare. «Il Comune di Molfetta – afferma Marco Di Stefano, presidente del circolo Legambiente di Molfetta – paga oggi lo scotto più grande non solo perché sul proprio territorio sono ubicati gli scarichi di altri quattro Comuni viciniori, ma anche per responsabilità proprie, visto che è il suo depuratore a presentare i problemi più grandi. La beffa è ancora più dolorosa se agli impianti di depurazione qui presenti si aggiungono i due impianti di affinamento delle acque reflue e le infrastrutture irrigue per il loro riutilizzo in agricoltura: tutto pronto da anni, finanziato a suon di milioni di euro dall’Unione Europea, ma mai entrato in funzione». In fermento, intanto, le procedure per la realizzazione di un’ennesima opera del sistema di depurazione a Molfetta: si tratta della condotta sottomarina, progetto di annosa e intricata memoria. Anche quest’opera, infatti, prim’ancora di nascere, evidenzia anomalie e suscita perplessità che, per LEGAMBIENTE Circolo di Molfetta ‘Giovanna Grillo’ l’associazione ambientalista, bisognerebbe prendere in considerazione prima che sia troppo tardi. «Abbiamo manifestato e formalizzato i nostri rilievi agli organi competenti già nel 2012, quando fu avviato il primo procedimento di Via in Regione», precisa Legambiente. Analoghe perplessità sono state espresse dal comitato tecnico della Regione Puglia, che infatti ha già dato parere negativo all’opera il 16 febbraio scorso. Oggi, Legambiente chiede di confermare quella bocciatura. Perché? La condotta, se realizzata, concentrerà al largo di Molfetta il più grande scarico della Puglia dopo quelli del comune di Bari (Bari est e Bari ovest). Si tratta di un progetto non solo insostenibile per l’ecosistema marino, ma anche inopportuno stante la qualità delle acque mal depurate a Molfetta. Alcune opere a supporto della condotta sono state però ad oggi (e forse intempestivamente) realizzate: si tratta di interventi tutt’altro che ‘leggeri’ (ad es., lunghe condotte che si snodano, a terra, attraverso la campagna), interventi per i quali Legambiente chiede che siano formulate opportune prescrizioni e previste iniziative di riparazione e/o di compensazione a carico di Aqp, appaltatore dei lavori. Gli stessi ambientalisti chiedono, infine, che gli eventuali danni economici accertati (per le opere già realizzate e per i contratti di lavori già sottoscritti da Aqp, pur in assenza di Via) siano addebitati allo stesso Aqp: saremmo di fronte, infatti, a finanziamenti spesi inutilmente per opere che potrebbero anzi pregiudicare la fattibilità di interventi futuri per il reale miglioramento degli scarichi dei depuratori di Molfetta, Bisceglie, Corato e Ruvo-Terlizzi. Di nuovo, occorrerà oggi intervenire prima (immediatamente prima) che sia troppo tardi.

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