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legambiente28112019Molfetta. In un comunicato Legambiente ribadisce il proprio no al maxi progetto proposto dal Comune di Molfetta e Consorzio ASI per mitigare il rischio idrogeologico in area industriale.

"Un progetto costosissimo (oltre 25milioni di euro), dannoso, dall’altissimo impatto ambientale e paesaggistico (si prevede lo sbocco di uno dei due canali nei pressi dell’Oasi di Torre Calderina) che non risolverà affatto il problema del rischio idrogeologico. Rischio idrogeologico che, vale la pena ricordare, è la conseguenza diretta – come più volte denunciato dalla stessa associazione - di un utilizzo sbagliato del territorio con un’edificazione selvaggia in zone evidentemente fragili e non idonee in cui le Autorità avrebbero dovuto imporre il vincolo di inedificabilità. Per ribadire la propria contrarietà l’associazione con il supporto di tecnici ha elaborato una proposta alternativa – molto meno costosa e a basso impatto ambientale - che avrebbe voluto presentare a tutti gli enti coinvolti nella procedura di VIA regionale che sta valutando il progetto del comune.

Tale possibilità, tuttavia, è stata preclusa all’associazione: la riunione della conferenza dei servizi dello scorso 21 novembre si è svolta a porte chiuse e gli ambientalisti – alla presenza del Sindaco di Molfetta - sono stati invitati a lasciare i lavori per “non influenzare le scelte e le valutazioni che gli Enti invitati avrebbero dovuto compiere”.

La proposta, formalizzata con una relazione, prevede di risarcire il territorio che negli ultimi 30 anni, con la nascita della zona industriale e la realizzazione di capannoni e infrastrutture anche negli alvei delle lame, ha visto stravolgere l’assetto idraulico originario provocando allagamenti e vere alluvioni in caso di eventi meteorici più intensi.

Legambiente propone di intervenire sulla capacità dei terreni di assorbire le acque che si accumulano a monte delle Lame a seguito di fenomeni piovaschi brevi e di notevole intensità, a partire dalla necessità di una costante cura e manutenzione dei terreni a media ed alta pericolosità idraulica, utilizzando soluzioni ambientali a basso impatto che prevedano tra l’altro la riduzione dei pesticidi o delle procedure di compattazione del suolo.

Tali buone pratiche, integrate con infrastrutture leggere finalizzate all’aumento della permeabilità del suolo, migliorerebbero la capacità di assorbire le acque piovane nel sottosuolo, evitando opere imponenti, costose e invasive, estranee al paesaggio agricolo, di difficile e costosa manutenzione. È su questi presupposti che l’associazione chiede di completare la Valutazione di Impatto Ambientale del progetto proposto dal Comune, valutando anche le possibili alternative e approvando quella con l’impatto minore sull’ambiente."

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legambiente28112019Molfetta. In un comunicato Legambiente ribadisce il proprio no al maxi progetto proposto dal Comune di Molfetta e Consorzio ASI per mitigare il rischio idrogeologico in area industriale.

"Un progetto costosissimo (oltre 25milioni di euro), dannoso, dall’altissimo impatto ambientale e paesaggistico (si prevede lo sbocco di uno dei due canali nei pressi dell’Oasi di Torre Calderina) che non risolverà affatto il problema del rischio idrogeologico. Rischio idrogeologico che, vale la pena ricordare, è la conseguenza diretta – come più volte denunciato dalla stessa associazione - di un utilizzo sbagliato del territorio con un’edificazione selvaggia in zone evidentemente fragili e non idonee in cui le Autorità avrebbero dovuto imporre il vincolo di inedificabilità. Per ribadire la propria contrarietà l’associazione con il supporto di tecnici ha elaborato una proposta alternativa – molto meno costosa e a basso impatto ambientale - che avrebbe voluto presentare a tutti gli enti coinvolti nella procedura di VIA regionale che sta valutando il progetto del comune.

Tale possibilità, tuttavia, è stata preclusa all’associazione: la riunione della conferenza dei servizi dello scorso 21 novembre si è svolta a porte chiuse e gli ambientalisti – alla presenza del Sindaco di Molfetta - sono stati invitati a lasciare i lavori per “non influenzare le scelte e le valutazioni che gli Enti invitati avrebbero dovuto compiere”.

La proposta, formalizzata con una relazione, prevede di risarcire il territorio che negli ultimi 30 anni, con la nascita della zona industriale e la realizzazione di capannoni e infrastrutture anche negli alvei delle lame, ha visto stravolgere l’assetto idraulico originario provocando allagamenti e vere alluvioni in caso di eventi meteorici più intensi.

Legambiente propone di intervenire sulla capacità dei terreni di assorbire le acque che si accumulano a monte delle Lame a seguito di fenomeni piovaschi brevi e di notevole intensità, a partire dalla necessità di una costante cura e manutenzione dei terreni a media ed alta pericolosità idraulica, utilizzando soluzioni ambientali a basso impatto che prevedano tra l’altro la riduzione dei pesticidi o delle procedure di compattazione del suolo.

Tali buone pratiche, integrate con infrastrutture leggere finalizzate all’aumento della permeabilità del suolo, migliorerebbero la capacità di assorbire le acque piovane nel sottosuolo, evitando opere imponenti, costose e invasive, estranee al paesaggio agricolo, di difficile e costosa manutenzione. È su questi presupposti che l’associazione chiede di completare la Valutazione di Impatto Ambientale del progetto proposto dal Comune, valutando anche le possibili alternative e approvando quella con l’impatto minore sull’ambiente."

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