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MurgiaMOLFETTA - Viviamo in un’era “dominata” dalle immagini.

Ovunque oggi si ponga anche distrattamente lo sguardo,la nostra mente è bombardata sistematicamente da una moltitudine di informazioni, colori, forme e messaggi in quantità e varietà tali da disabituarci sempre più alla distinzione tra ciò che è vero e ciò che non lo è, tra ciò che è indispensabile e tra ciò che è superfluo, “ovattando” la nostra più profonda capacità di osservazione della realtà.

C’è da aggiungere poi che, vuoi grazie al fatto che il digitale ha consentito a molti di avvicinarsi alla Fotografia con minore dispendio di danaro, vuoi per un fenomeno tutto particolare, per dirla alla maniera di Alain Deneault, di una “mediocrazia”sempre più diffusa e imperante, sembra sia nata una sorta di necessità anche fotografica di porre la propria persona al centro dell’interesse dei molti, senza alcuna forma di pudore.

In uno dei suoi scritti Umberto Eco sottolinea il fatto che “da tempo il concetto di reputazione ha ceduto il posto a quello di notorietà. Conta essere “riconosciuto” dai propri simili, non nel senso del riconoscimento come stima o premio, bensì quello più banale per cui, vedendoti per strada, gli altri possano dire: “guarda, è proprio lui”.

“Pur di apparire in televisione (o in un social networkn.d.r.) - continua Eco - non è necessario essere Rita Levi Montalcini o Mario Monti, basta confessare in una trasmissione strappalacrime che il coniuge ti ha tradito. 
Insomma il principio è:”Se appare la Madonna perchè non anch’io?” E si sorvola sul fatto di non essere una Vergine.”[2]

Quanto premesso partorisce un’incommensurabile schiera di “fotografi” o fotoamatori che quotidianamente si affaccia sui social network senza alcuna intenzione di raccontare una emozione o un pensiero, “semplicemente” spinta da una idea quasi ossessiva di scattare a destra e a manca per poi, con software che fanno tutto in automatico, produrre spudoratamente“catorci travestiti” da immagini,al solo fine di accogliere pseudo consensi da una altrettanta folta schiera di pseudo critici. Questi ultimi poi, sempre sui social network, nella maggior parte dei casi in gruppi di Fotografia non certo nati con l’dea di discutere una immagine e “crescere”, ma solo per autocelebrare consensi, non solo non conoscono minimamente le basi tecniche della Fotografia e commentano con tesi tecnicamente assurde le foto in questione ma, per giunta, avvalorano con i propri “like” immagini scialbe nell’aspetto e prive di qualsiasi contenuto o emozione.     
Osservo oramai quotidianamente questa triste realtà povera, completamente priva di concettualità e qualità se non anche di buon gusto e senso del pudore.
Così assisto frequentemente alla scenata del “fotografo” indignato che, se in una ipotesi costruttiva di confronto ha ricevuto una educata critica, in una sorta di “sceneggiata” online dichiara di voler abbandonare l’arte fotografica, manco se si stia pubblicamente assistendo al ritiro dalla scena di un Michelangelo o di un Raffaello o, cosa ancora più ridicola, in un atto di totale “eleganza” arriva a nascondere a chi muove delle osservazioni sulle sue immagini la possibilità che le sue “fotografie” possano essere ancora viste, in un malcelato timore di essere smascherato! 
Eppure è solo dalle critiche costruttive che si impara, ma per questa moltitudine di individui conta poco crescere, l’importante è solo apparire (inevitabilmente poi tornano a pubblicare foto dopo qualche giorno).     
La banalità genera così, in una sorta di effetto Dunning-Kruger
[3]a catena, una schiera perversa di individui che, con una doverosa foto sul proprio profilo social con un apparecchio fotografico tra le mani, si autoproclamano “fotografi”, magari poi mettendosi col sul fiato sul collo al fine di venderti, anche per sfinimento, qualche “straordinario capolavoro”.

E’ come se domani entrassi in possesso di uno dei migliori macchinari al mondo che in automatico vernicia e lucida automobili malandate e, senza alcuna minima conoscenza di meccanica dei motori, mi mettessi a vendere automobili “risistemate” incontrando per giunta una folta schiera di imbecilli che sostengono e avvalorano il mio operato nei social. Avrò prodotto, dunque, dei “catorci travestiti”.          
In una sorta di ironico decalogo per diventare fotografi, l’amico fotoamatore Giuseppe Facchini si esprime online così.

TUTORIAL N.1

"Come diventare un fotografo professionista a Molfetta!"

1. Compra una reflex

Fine tutorial.

TUTORIAL N.2

"Come diventare un fotografo di livello superiore a Molfetta!"

Bene! Ora che sei un professionista hai il dovere di aprire una pagina Facebook o Instagram in tuo onore! Per accedere al livello master devi assolutamente:

1. Scattare foto (anche col flash integrato va bene) alle statue di Pasqua, in automatico!

2. Pretendere di vendere le tue foto

3. Gestire e/o aprire una pagina instagram in modo ridicolo (anche i finti followers e likes vanno bene)

4. Fare in modo che la gente sappia che hai una reflex

Ora sei un fotografo professionista di livello Master. Complimenti.

TUTORIAL N.3

"Come diventare un fotografo professionista Super Saiyan di 4° livello!"

Se proprio vuoi esagerare e la tua attuale notorietà non ti basta affatto ti consiglio questi ultimi due passaggi:

1. Diventa amico (se già lo sei ancora meglio) di uno o più gestori delle pagine Facebook famose nella tua città. Sono ammessi anche stalking e spam.

2. Fai condividere tutte le tue foto più belle (anche pagando) su tutti i canali social disponibili (se ne conosci più di 3 sei un genio).

Bene! Ora sei un Fotografo Super Saiyan di 4° livello. Non ti resta che andare in giro a sbeffeggiare i poveri fotoamatori!

Grazie. Al prossimo tutorial...

Personalmente, in quaranta anni di Fotografia, non ho mai avvertito la voglia o l’esigenza di partecipare ad un concorso fotografico che potesse mettermi in mostra quale migliore fotografo rispetto ad altri (fatta eccezione per il premio MAW 2014 assegnatomi dai molfettesi),non certo per timore di un confronto pubblico  (nella mia carriera ho ricevuto e continuo a ricevere critiche delle quali faccio tesoro e dalle quali cerco sempre di imparare), ma semplicemente perché l’intenzione dei miei scatti è puramente quella di raccontare le situazioni in cui sono coinvolto emotivamente (fosse anche il “banale” insetto che noi scacciamo con le mani e che in realtà ci mostra un mondo affascinante di forme e colori) e non certo quella di accogliere consensi o visibilità.

In quest’ottica ritengo quindi assolutamente fondamentale che un corso di Fotografia possa fornire agli interessati da un lato le basi tecniche di scatto e post-produzione indispensabili per la produzione e la “comprensione”intelligentemente critica di uno scatto fotografico, e, dall’altro,cosa ancora più importante, lo stimolo imprescindibile a non “guardare” semplicemente la realtà che ci circonda, ma ad “osservarla”, comprenderla, compenetrarla in emozioni, per poi raccontarla in immagini.     
Vere immagini.

1   David Alain Deneault, La Médiocratie, Lux Canada –2015

2 Umberto Eco,Pape Satàn Aleppe – Cronache di una società liquida, La nave di Teseo– 26    Febbraio 2016

3 David Dunning, Kerri Johnson, Joyce Ehrlinger and Justin Kruger, Why people fail to recognize their own incompetence,  Sage Journals - 2010

Classe 1966, Cosmo Mario Andriani si appassiona alla fotografia all’età di dieci anni. A tredici anni è già in camera oscura, dove affina le tecniche di stampa del banco nero e del colore.    Testimonial Olympus Italia, si occupa di fotografia naturalistica, di spettacolo,
still-life, ritrattistica e della riproduzione di documenti storici ed opere d’arte. Ha tenuto, ad oggi, in tutta la Puglia, circa cinquanta corsi di fotografia che vedono la formazione di più di duemila appassionati o professionisti della fotografia. Collabora permanentemente con il Museo Diocesano di Molfetta. Numerose le mostre personali e collettive tenute, in particolar modo “Facce d’Ulivo”, che nel 2014 gli ha permesso di conseguire il Premio MAW 2014. Le sue immagini arredano le sedi istituzionali del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Collabora con aziende, amministrazioni, enti e privati. cosmomarioandriani.it


MurgiaMOLFETTA - Viviamo in un’era “dominata” dalle immagini.

Ovunque oggi si ponga anche distrattamente lo sguardo,la nostra mente è bombardata sistematicamente da una moltitudine di informazioni, colori, forme e messaggi in quantità e varietà tali da disabituarci sempre più alla distinzione tra ciò che è vero e ciò che non lo è, tra ciò che è indispensabile e tra ciò che è superfluo, “ovattando” la nostra più profonda capacità di osservazione della realtà.

C’è da aggiungere poi che, vuoi grazie al fatto che il digitale ha consentito a molti di avvicinarsi alla Fotografia con minore dispendio di danaro, vuoi per un fenomeno tutto particolare, per dirla alla maniera di Alain Deneault, di una “mediocrazia”sempre più diffusa e imperante, sembra sia nata una sorta di necessità anche fotografica di porre la propria persona al centro dell’interesse dei molti, senza alcuna forma di pudore.

In uno dei suoi scritti Umberto Eco sottolinea il fatto che “da tempo il concetto di reputazione ha ceduto il posto a quello di notorietà. Conta essere “riconosciuto” dai propri simili, non nel senso del riconoscimento come stima o premio, bensì quello più banale per cui, vedendoti per strada, gli altri possano dire: “guarda, è proprio lui”.

“Pur di apparire in televisione (o in un social networkn.d.r.) - continua Eco - non è necessario essere Rita Levi Montalcini o Mario Monti, basta confessare in una trasmissione strappalacrime che il coniuge ti ha tradito. 
Insomma il principio è:”Se appare la Madonna perchè non anch’io?” E si sorvola sul fatto di non essere una Vergine.”[2]

Quanto premesso partorisce un’incommensurabile schiera di “fotografi” o fotoamatori che quotidianamente si affaccia sui social network senza alcuna intenzione di raccontare una emozione o un pensiero, “semplicemente” spinta da una idea quasi ossessiva di scattare a destra e a manca per poi, con software che fanno tutto in automatico, produrre spudoratamente“catorci travestiti” da immagini,al solo fine di accogliere pseudo consensi da una altrettanta folta schiera di pseudo critici. Questi ultimi poi, sempre sui social network, nella maggior parte dei casi in gruppi di Fotografia non certo nati con l’dea di discutere una immagine e “crescere”, ma solo per autocelebrare consensi, non solo non conoscono minimamente le basi tecniche della Fotografia e commentano con tesi tecnicamente assurde le foto in questione ma, per giunta, avvalorano con i propri “like” immagini scialbe nell’aspetto e prive di qualsiasi contenuto o emozione.     
Osservo oramai quotidianamente questa triste realtà povera, completamente priva di concettualità e qualità se non anche di buon gusto e senso del pudore.
Così assisto frequentemente alla scenata del “fotografo” indignato che, se in una ipotesi costruttiva di confronto ha ricevuto una educata critica, in una sorta di “sceneggiata” online dichiara di voler abbandonare l’arte fotografica, manco se si stia pubblicamente assistendo al ritiro dalla scena di un Michelangelo o di un Raffaello o, cosa ancora più ridicola, in un atto di totale “eleganza” arriva a nascondere a chi muove delle osservazioni sulle sue immagini la possibilità che le sue “fotografie” possano essere ancora viste, in un malcelato timore di essere smascherato! 
Eppure è solo dalle critiche costruttive che si impara, ma per questa moltitudine di individui conta poco crescere, l’importante è solo apparire (inevitabilmente poi tornano a pubblicare foto dopo qualche giorno).     
La banalità genera così, in una sorta di effetto Dunning-Kruger
[3]a catena, una schiera perversa di individui che, con una doverosa foto sul proprio profilo social con un apparecchio fotografico tra le mani, si autoproclamano “fotografi”, magari poi mettendosi col sul fiato sul collo al fine di venderti, anche per sfinimento, qualche “straordinario capolavoro”.

E’ come se domani entrassi in possesso di uno dei migliori macchinari al mondo che in automatico vernicia e lucida automobili malandate e, senza alcuna minima conoscenza di meccanica dei motori, mi mettessi a vendere automobili “risistemate” incontrando per giunta una folta schiera di imbecilli che sostengono e avvalorano il mio operato nei social. Avrò prodotto, dunque, dei “catorci travestiti”.          
In una sorta di ironico decalogo per diventare fotografi, l’amico fotoamatore Giuseppe Facchini si esprime online così.

TUTORIAL N.1

"Come diventare un fotografo professionista a Molfetta!"

1. Compra una reflex

Fine tutorial.

TUTORIAL N.2

"Come diventare un fotografo di livello superiore a Molfetta!"

Bene! Ora che sei un professionista hai il dovere di aprire una pagina Facebook o Instagram in tuo onore! Per accedere al livello master devi assolutamente:

1. Scattare foto (anche col flash integrato va bene) alle statue di Pasqua, in automatico!

2. Pretendere di vendere le tue foto

3. Gestire e/o aprire una pagina instagram in modo ridicolo (anche i finti followers e likes vanno bene)

4. Fare in modo che la gente sappia che hai una reflex

Ora sei un fotografo professionista di livello Master. Complimenti.

TUTORIAL N.3

"Come diventare un fotografo professionista Super Saiyan di 4° livello!"

Se proprio vuoi esagerare e la tua attuale notorietà non ti basta affatto ti consiglio questi ultimi due passaggi:

1. Diventa amico (se già lo sei ancora meglio) di uno o più gestori delle pagine Facebook famose nella tua città. Sono ammessi anche stalking e spam.

2. Fai condividere tutte le tue foto più belle (anche pagando) su tutti i canali social disponibili (se ne conosci più di 3 sei un genio).

Bene! Ora sei un Fotografo Super Saiyan di 4° livello. Non ti resta che andare in giro a sbeffeggiare i poveri fotoamatori!

Grazie. Al prossimo tutorial...

Personalmente, in quaranta anni di Fotografia, non ho mai avvertito la voglia o l’esigenza di partecipare ad un concorso fotografico che potesse mettermi in mostra quale migliore fotografo rispetto ad altri (fatta eccezione per il premio MAW 2014 assegnatomi dai molfettesi),non certo per timore di un confronto pubblico  (nella mia carriera ho ricevuto e continuo a ricevere critiche delle quali faccio tesoro e dalle quali cerco sempre di imparare), ma semplicemente perché l’intenzione dei miei scatti è puramente quella di raccontare le situazioni in cui sono coinvolto emotivamente (fosse anche il “banale” insetto che noi scacciamo con le mani e che in realtà ci mostra un mondo affascinante di forme e colori) e non certo quella di accogliere consensi o visibilità.

In quest’ottica ritengo quindi assolutamente fondamentale che un corso di Fotografia possa fornire agli interessati da un lato le basi tecniche di scatto e post-produzione indispensabili per la produzione e la “comprensione”intelligentemente critica di uno scatto fotografico, e, dall’altro,cosa ancora più importante, lo stimolo imprescindibile a non “guardare” semplicemente la realtà che ci circonda, ma ad “osservarla”, comprenderla, compenetrarla in emozioni, per poi raccontarla in immagini.     
Vere immagini.

1   David Alain Deneault, La Médiocratie, Lux Canada –2015

2 Umberto Eco,Pape Satàn Aleppe – Cronache di una società liquida, La nave di Teseo– 26    Febbraio 2016

3 David Dunning, Kerri Johnson, Joyce Ehrlinger and Justin Kruger, Why people fail to recognize their own incompetence,  Sage Journals - 2010

Classe 1966, Cosmo Mario Andriani si appassiona alla fotografia all’età di dieci anni. A tredici anni è già in camera oscura, dove affina le tecniche di stampa del banco nero e del colore.    Testimonial Olympus Italia, si occupa di fotografia naturalistica, di spettacolo,
still-life, ritrattistica e della riproduzione di documenti storici ed opere d’arte. Ha tenuto, ad oggi, in tutta la Puglia, circa cinquanta corsi di fotografia che vedono la formazione di più di duemila appassionati o professionisti della fotografia. Collabora permanentemente con il Museo Diocesano di Molfetta. Numerose le mostre personali e collettive tenute, in particolar modo “Facce d’Ulivo”, che nel 2014 gli ha permesso di conseguire il Premio MAW 2014. Le sue immagini arredano le sedi istituzionali del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Collabora con aziende, amministrazioni, enti e privati. cosmomarioandriani.it

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