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170216SCUOLAMOLFETTA - Nel teatro di San Pio X, lo scorso 4 febbraio, la compagnia teatrale “Teatrificio 22” ha  portato in scena “ La guerra dei grandi “, ispirato alla vita di Piero Terracina, scritto da Simona Oppedisano e interpretato dalla stessa autrice insieme a Claudia Lerro e Gianluigi Belsito. Lo spettacolo è ambientato all’interno di un’aula di scuola media, nei mesi di settembre, ottobre e novembre del 1938, e racconta la storia di un’amicizia tra due bambine , Rebecca Levi, ebrea, e Giulia  Gori, cattolica. La prima è studiosa, perfettina e coscienziosa mentre l’altra è distratta, un po’ svogliata, simpatica e buffa. Il professor Nardi,  in un primo tempo, manifesta una preferenza per Rebecca, lodandola  continuamente. Ma quando vengono promulgate le Leggi razziali il professore cambia atteggiamento e diventa indulgente nei confronti di Giulia, figlia di un fascista, mentre tratta con odioso disprezzo Rebecca. Le due ragazze, nonostante i divieti a frequentarsi, rafforzano la loro amicizia fino al giorno in cui Rebecca viene letteralmente cacciata da scuola, così come prescritto dalle Leggi razziali. Molto più tardi Giulia riceve una lettera da Rebecca che raccontava che si era trasferita in America dove non c’erano leggi razziali.

La vicenda si divide in 4 scene: settembre 1938, il primo giorno di scuola; ottobre 1938, quando le scolare diventano amiche; 15 novembre 1938, giorno in cui Rebecca viene cacciata e molti anni più tardi, quando Giulia legge la lettera ricevuta dalla sua amica Rebecca.

La scenografia  è un’aula di una scuola media con una cattedra, due banchi, una lavagna e altri arredi scolastici. Nei dialoghi tra i tre personaggi, Rebecca, Giulia e il professor Nardi, spesso venivano citate altre  tre persone mai apparse in scena: il direttore della scuola, Benito Mussolini e il papà fascista della ragazza cattolica.

È stata una rappresentazione interessante e coinvolgente  perché gli attori interagivano con il pubblico; in molti momenti è stata  anche parecchio divertente. È incredibile come, su un tema così drammatico, l’autrice e gli attori abbiano saputo divertire ma anche far riflettere veramente tanto su come la vita può cambiare improvvisamente. Infatti gli ebrei erano passati dall’  essere considerati concittadini, persone comuni, come tutti, che frequentano la scuola, che girano per strada liberamente, che lavorano, ad essere reputatiti inferiori ed essere costretti ad andarsene o addirittura a morire.  Lo spettacolo è rappresentato con lo scopo di far riflettere noi bambini, grandi del futuro, sull’assurdità delle leggi razziali e sulle atrocità subite dal popolo ebraico, affinché tutto ciò non si ripeta mai più, è una sollecitazione a non ricordare solo il genocidio degli ebrei nei campi di sterminio, ma anche cosa succedette prima, durante il promulgamento delle leggi razziali, nell’indifferenza e complicità di chi non ha voluto comprendere la gravità di sostenere la superiorità di una razza su un’altra.

Se andrete a vedere questa rappresentazione,  rimarrete contenti, ne siamo sicuri.

Gli alunni della classe 5^D

Per ulteriori informazioni consultare il sito istituzionale

www.scardignosaviomolfetta.gov.it

Gli alunni della classe 5^D


170216SCUOLAMOLFETTA - Nel teatro di San Pio X, lo scorso 4 febbraio, la compagnia teatrale “Teatrificio 22” ha  portato in scena “ La guerra dei grandi “, ispirato alla vita di Piero Terracina, scritto da Simona Oppedisano e interpretato dalla stessa autrice insieme a Claudia Lerro e Gianluigi Belsito. Lo spettacolo è ambientato all’interno di un’aula di scuola media, nei mesi di settembre, ottobre e novembre del 1938, e racconta la storia di un’amicizia tra due bambine , Rebecca Levi, ebrea, e Giulia  Gori, cattolica. La prima è studiosa, perfettina e coscienziosa mentre l’altra è distratta, un po’ svogliata, simpatica e buffa. Il professor Nardi,  in un primo tempo, manifesta una preferenza per Rebecca, lodandola  continuamente. Ma quando vengono promulgate le Leggi razziali il professore cambia atteggiamento e diventa indulgente nei confronti di Giulia, figlia di un fascista, mentre tratta con odioso disprezzo Rebecca. Le due ragazze, nonostante i divieti a frequentarsi, rafforzano la loro amicizia fino al giorno in cui Rebecca viene letteralmente cacciata da scuola, così come prescritto dalle Leggi razziali. Molto più tardi Giulia riceve una lettera da Rebecca che raccontava che si era trasferita in America dove non c’erano leggi razziali.

La vicenda si divide in 4 scene: settembre 1938, il primo giorno di scuola; ottobre 1938, quando le scolare diventano amiche; 15 novembre 1938, giorno in cui Rebecca viene cacciata e molti anni più tardi, quando Giulia legge la lettera ricevuta dalla sua amica Rebecca.

La scenografia  è un’aula di una scuola media con una cattedra, due banchi, una lavagna e altri arredi scolastici. Nei dialoghi tra i tre personaggi, Rebecca, Giulia e il professor Nardi, spesso venivano citate altre  tre persone mai apparse in scena: il direttore della scuola, Benito Mussolini e il papà fascista della ragazza cattolica.

È stata una rappresentazione interessante e coinvolgente  perché gli attori interagivano con il pubblico; in molti momenti è stata  anche parecchio divertente. È incredibile come, su un tema così drammatico, l’autrice e gli attori abbiano saputo divertire ma anche far riflettere veramente tanto su come la vita può cambiare improvvisamente. Infatti gli ebrei erano passati dall’  essere considerati concittadini, persone comuni, come tutti, che frequentano la scuola, che girano per strada liberamente, che lavorano, ad essere reputatiti inferiori ed essere costretti ad andarsene o addirittura a morire.  Lo spettacolo è rappresentato con lo scopo di far riflettere noi bambini, grandi del futuro, sull’assurdità delle leggi razziali e sulle atrocità subite dal popolo ebraico, affinché tutto ciò non si ripeta mai più, è una sollecitazione a non ricordare solo il genocidio degli ebrei nei campi di sterminio, ma anche cosa succedette prima, durante il promulgamento delle leggi razziali, nell’indifferenza e complicità di chi non ha voluto comprendere la gravità di sostenere la superiorità di una razza su un’altra.

Se andrete a vedere questa rappresentazione,  rimarrete contenti, ne siamo sicuri.

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