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reatiambientali2972019Molfetta. Il tratto di litorale del Comune di Molfetta, compreso tra Cala San Giacomo - l’antico porto della città, appena oltre l’attuale bacino portuale - e Torre Calderina, noto un tempo per gli orti costieri e già oasi di protezione faunistica istituita dalla Regione, oggi viene purtroppo considerato da qualcuno come una vera e propria discarica a cielo aperto, qualcuno che senza scrupoli crede evidentemente di potersi liberare indisturbato dei propri rifiuti, che siano urbani o prodotti da attività economiche.

I rifiuti giacciono abbandonati su tutto il territorio in questione, sia sulle aree pubbliche e demaniali (strade, spiaggia e litorale), sia su molti terreni in proprietà privata; si tratta di ingombranti e resti di mobilio, materiale di risulta di lavori edili, tra cui distese di pannelli in lana di vetro, scarti di vernici e solventi, rifiuti plastici in gran quantità, tra cui molte cassette di polistirolo, bottiglie di vetro accumulate, manufatti in eternit, parti di carrozzeria e paraurti di autovetture, pneumatici, televisori ed altre apparecchiature elettriche, sacchetti pieni di materiale indifferenziato, ma anche di carta, resti carbonizzati di abbruciamenti.

Oltre a deturpare il paesaggio, meritevole di particolare protezione - ai sensi del decreto legislativo n.42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” - per il fatto che tutta l’area si trova entro i 300 metri dalla linea di battigia, i rifiuti abbandonati rappresentano nello stesso tempo anche un serio e concreto pericolo per l’ambiente marino e costiero, essendo in prossimità, se non addirittura a diretto contatto con il mare, la cui tutela è tra i principali compiti istituzionali affidati al Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera. Dopo aver scoperto il sito nel corso di alcuni approfonditi sopralluoghi, i militari del Nucleo Operativo Polizia Ambientale della Direzione Marittima della Puglia, sezione Capitaneria di porto - Guardia Costiera di Molfetta, hanno svolto serrati controlli che si sono protratti da febbraio a maggio di quest’anno, mediante appostamenti e l’utilizzo di fototrappole.

La complessa attività, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, ha condotto alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di tre soggetti, cui vengono contestati reati previsti dal Testo Unico Ambientale (Decreto legislativo n.152/2006) e dal Codice Penale (art.674 “Getto pericoloso di cose” ed art. 734 “Deturpamento di bellezze naturali”, in considerazione del pregio ambientale della fascia costiera). 1) Il primo è stato individuato mentre dava fuoco ad alcuni rifiuti abbandonati lungo la strada vicinale San Giacomo, reato previsto e punito con la reclusione da due a cinque anni dall’art.256 bis “Combustione illecita di rifiuti” del Testo Unico Ambientale.

2) Un altro è stato ripreso ad abbandonare ripetutamente rifiuti di vario genere, tra cui pannelli in metallo, bidoni e bottiglie di vetro in gran quantità, che scaricava direttamente dal proprio ciclomotore a tre ruote sulla strada o su terreno di proprietà privata, configurando il reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista e punita dall’art.256 del Testo Unico Ambientale.

3) Il terzo, titolare di un’autocarrozzeria, è stato denunciato per il medesimo reato di gestione di rifiuti non autorizzata, per aver abbandonato all’interno di un terreno di proprietà privata parti di carrozzeria (paraurti) derivanti da attività di riparazione di autoveicoli. E’ stato possibile risalire all’autocarrozzeria avendo rilevato le targhe degli autoveicoli, rimaste impresse sui paraurti. Inoltre, in sede di successivo controllo effettuato dai militari dipendenti presso la carrozzeria, è stata riscontrata - com’era prevedibile - l’omessa indicazione dei rifiuti sull’apposito registro di carico e scarico, illecito amministrativo previsto e punito dall’art.258 del Testo Unico Ambientale con sanzione pecuniaria da € 260 a 1550 (€ 520 per il pagamento in misura ridotta), puntualmente contestato al titolare, poi denunciato anche per violazione dell’obbligo di comunicare all’autorità competente i dati relativi alle emissioni in atmosfera prodotte dalla cabina forno per la verniciatura delle auto (art.279 del Testo Unico Ambientale).

Oggetto, inoltre, di verbale amministrativo il gesto inconsulto, rimasto impresso sulle immagini registrate, di altre cinque persone colte in flagranza, in momenti diversi, a gettare a terra rifiuti urbani. In questo caso, la sanzione pecuniaria prevista dall’art.255 “Abbandono di rifiuti” del Testo Unico Ambientale va da € 300 a 3000 (€ 600 per il pagamento in misura ridotta).

Le verifiche proseguiranno anche in futuro, auspicando che gli abbandoni incontrollati di rifiuti possano cessare, e che la fascia costiera tra Cala San Giacomo e Torre Calderina recuperi il pregio ambientale e paesaggistico originari. Nel frattempo, il Comune è stato informato dell’attuale presenza dei rifiuti, per consentirgli l’avvio delle procedure volte al ripristino dello stato dei luoghi, i cui oneri restano a carico dei trasgressori (art.192 del Testo Unico Ambientale), secondo il noto principio “chi inquina paga”.


reatiambientali2972019Molfetta. Il tratto di litorale del Comune di Molfetta, compreso tra Cala San Giacomo - l’antico porto della città, appena oltre l’attuale bacino portuale - e Torre Calderina, noto un tempo per gli orti costieri e già oasi di protezione faunistica istituita dalla Regione, oggi viene purtroppo considerato da qualcuno come una vera e propria discarica a cielo aperto, qualcuno che senza scrupoli crede evidentemente di potersi liberare indisturbato dei propri rifiuti, che siano urbani o prodotti da attività economiche.

I rifiuti giacciono abbandonati su tutto il territorio in questione, sia sulle aree pubbliche e demaniali (strade, spiaggia e litorale), sia su molti terreni in proprietà privata; si tratta di ingombranti e resti di mobilio, materiale di risulta di lavori edili, tra cui distese di pannelli in lana di vetro, scarti di vernici e solventi, rifiuti plastici in gran quantità, tra cui molte cassette di polistirolo, bottiglie di vetro accumulate, manufatti in eternit, parti di carrozzeria e paraurti di autovetture, pneumatici, televisori ed altre apparecchiature elettriche, sacchetti pieni di materiale indifferenziato, ma anche di carta, resti carbonizzati di abbruciamenti.

Oltre a deturpare il paesaggio, meritevole di particolare protezione - ai sensi del decreto legislativo n.42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” - per il fatto che tutta l’area si trova entro i 300 metri dalla linea di battigia, i rifiuti abbandonati rappresentano nello stesso tempo anche un serio e concreto pericolo per l’ambiente marino e costiero, essendo in prossimità, se non addirittura a diretto contatto con il mare, la cui tutela è tra i principali compiti istituzionali affidati al Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera. Dopo aver scoperto il sito nel corso di alcuni approfonditi sopralluoghi, i militari del Nucleo Operativo Polizia Ambientale della Direzione Marittima della Puglia, sezione Capitaneria di porto - Guardia Costiera di Molfetta, hanno svolto serrati controlli che si sono protratti da febbraio a maggio di quest’anno, mediante appostamenti e l’utilizzo di fototrappole.

La complessa attività, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, ha condotto alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di tre soggetti, cui vengono contestati reati previsti dal Testo Unico Ambientale (Decreto legislativo n.152/2006) e dal Codice Penale (art.674 “Getto pericoloso di cose” ed art. 734 “Deturpamento di bellezze naturali”, in considerazione del pregio ambientale della fascia costiera). 1) Il primo è stato individuato mentre dava fuoco ad alcuni rifiuti abbandonati lungo la strada vicinale San Giacomo, reato previsto e punito con la reclusione da due a cinque anni dall’art.256 bis “Combustione illecita di rifiuti” del Testo Unico Ambientale.

2) Un altro è stato ripreso ad abbandonare ripetutamente rifiuti di vario genere, tra cui pannelli in metallo, bidoni e bottiglie di vetro in gran quantità, che scaricava direttamente dal proprio ciclomotore a tre ruote sulla strada o su terreno di proprietà privata, configurando il reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, prevista e punita dall’art.256 del Testo Unico Ambientale.

3) Il terzo, titolare di un’autocarrozzeria, è stato denunciato per il medesimo reato di gestione di rifiuti non autorizzata, per aver abbandonato all’interno di un terreno di proprietà privata parti di carrozzeria (paraurti) derivanti da attività di riparazione di autoveicoli. E’ stato possibile risalire all’autocarrozzeria avendo rilevato le targhe degli autoveicoli, rimaste impresse sui paraurti. Inoltre, in sede di successivo controllo effettuato dai militari dipendenti presso la carrozzeria, è stata riscontrata - com’era prevedibile - l’omessa indicazione dei rifiuti sull’apposito registro di carico e scarico, illecito amministrativo previsto e punito dall’art.258 del Testo Unico Ambientale con sanzione pecuniaria da € 260 a 1550 (€ 520 per il pagamento in misura ridotta), puntualmente contestato al titolare, poi denunciato anche per violazione dell’obbligo di comunicare all’autorità competente i dati relativi alle emissioni in atmosfera prodotte dalla cabina forno per la verniciatura delle auto (art.279 del Testo Unico Ambientale).

Oggetto, inoltre, di verbale amministrativo il gesto inconsulto, rimasto impresso sulle immagini registrate, di altre cinque persone colte in flagranza, in momenti diversi, a gettare a terra rifiuti urbani. In questo caso, la sanzione pecuniaria prevista dall’art.255 “Abbandono di rifiuti” del Testo Unico Ambientale va da € 300 a 3000 (€ 600 per il pagamento in misura ridotta).

Le verifiche proseguiranno anche in futuro, auspicando che gli abbandoni incontrollati di rifiuti possano cessare, e che la fascia costiera tra Cala San Giacomo e Torre Calderina recuperi il pregio ambientale e paesaggistico originari. Nel frattempo, il Comune è stato informato dell’attuale presenza dei rifiuti, per consentirgli l’avvio delle procedure volte al ripristino dello stato dei luoghi, i cui oneri restano a carico dei trasgressori (art.192 del Testo Unico Ambientale), secondo il noto principio “chi inquina paga”.

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