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personaggi_molfettesi_piripicchioMolfetta - Indubbio protagonista della scena molfettese dei primi decenni del ‘900, Piripicchio , ha reso l’accattonaggio un arte a cui dedicare la vita. Di origini barlettane, non essendo “compreso in patria come i profeti”, come usava dire, fece la sua prima comparsa nelle nostre contrade con una pianola sgangherata ed un vestito che ricordava quello di Charlot, con la bombetta, il bastone di bambù e l’immancabile garofano rosso all’occhiello, guadagnandosi da vivere attraverso la vendita di canzonette prestampate.

Man mano che la sua popolarità crebbe, però, Piripicchio decise di sostituire la sua pianola con una più “moderna” fisarmonica e di attorniarsi di un orchestrina i cui membri variavano di volta in volta. Ma a contribuire alla sua incredibile popolarità furono  soprattutto il suo straordinario carisma e la sua travolgente simpatia, che riunivano attorno a lui decine di spettatori. Si racconta in particolare che durante un comizio in Piazza Mazzini, l’intero auditorio si sia man mano disinteressato all’ acceso dibattito politico per assistere ad uno dei migliori spettacoli del nostro comico, il quale improvvisò una reinterpretazione della Bohème di Puccini , tanto che lo sfortunato candidato decise di ritirarsi dalle elezioni. Con l’ avanzare degli anni, Piripicchio, ammalatosi gravemente, dovette rinunciare ai suoi spettacoli a Molfetta. Per uno strano paradosso, proprio nel momento in cui la vecchiaia lo stava sempre più consumando, la sua incredibile capacità oratoria fu riconosciuta e premiata dalla Gazzetta del Mezzogiorno con un articolo in terza pagina. Ma a rendere il suo ricordo più duraturo di quello di molti professionisti della parola sarà, soprattutto, la memoria di coloro che l’hanno conosciuto e che non possono che ricordarlo con un sorriso.


personaggi_molfettesi_piripicchioMolfetta - Indubbio protagonista della scena molfettese dei primi decenni del ‘900, Piripicchio , ha reso l’accattonaggio un arte a cui dedicare la vita. Di origini barlettane, non essendo “compreso in patria come i profeti”, come usava dire, fece la sua prima comparsa nelle nostre contrade con una pianola sgangherata ed un vestito che ricordava quello di Charlot, con la bombetta, il bastone di bambù e l’immancabile garofano rosso all’occhiello, guadagnandosi da vivere attraverso la vendita di canzonette prestampate.

Man mano che la sua popolarità crebbe, però, Piripicchio decise di sostituire la sua pianola con una più “moderna” fisarmonica e di attorniarsi di un orchestrina i cui membri variavano di volta in volta. Ma a contribuire alla sua incredibile popolarità furono  soprattutto il suo straordinario carisma e la sua travolgente simpatia, che riunivano attorno a lui decine di spettatori. Si racconta in particolare che durante un comizio in Piazza Mazzini, l’intero auditorio si sia man mano disinteressato all’ acceso dibattito politico per assistere ad uno dei migliori spettacoli del nostro comico, il quale improvvisò una reinterpretazione della Bohème di Puccini , tanto che lo sfortunato candidato decise di ritirarsi dalle elezioni. Con l’ avanzare degli anni, Piripicchio, ammalatosi gravemente, dovette rinunciare ai suoi spettacoli a Molfetta. Per uno strano paradosso, proprio nel momento in cui la vecchiaia lo stava sempre più consumando, la sua incredibile capacità oratoria fu riconosciuta e premiata dalla Gazzetta del Mezzogiorno con un articolo in terza pagina. Ma a rendere il suo ricordo più duraturo di quello di molti professionisti della parola sarà, soprattutto, la memoria di coloro che l’hanno conosciuto e che non possono che ricordarlo con un sorriso.

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