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sexyshop_molfetta3Molfetta - A seguito della notizia pubblicata questa mattina sul nostro sito riguardante la recente apertura del sexy shop in via Don Tonino Bello, abbiamo ricevuto una e-mail da un'altra lettrice che ci offre punto di vista differente sulla questione e che, come abitudine per noi de “il Fatto”, vogliamo condividere con voi...

“Gentile Redazione de "Il Fatto",
rispondo alla vostra richiesta di opinioni riguardo l'apertura di un sexy shop a Molfetta e dell'"embargo" posto a Bisceglie.

Per quanto riguarda Molfetta, non vedo niente di male: è un negozio come un altro, tra l'altro ciò che si trova all'interno è occultato alla vista di un ipotetico minore (anche se, visti i tempi, mi sa tanto che hanno da insegnare qualcosa, purtroppo).

 

Se si vuole fare polemica sulla via in cui si trova, credo che sia ancora più stupido discuterne: è come dire che la sede di un partito di Destra non potrà mai essere in via Karl Marx o che una chiesa in via Gramsci non si possa costruire.

 

Cosa importa della via? È una strada come un'altra! Tra l'altro, centro o periferia è la stessa cosa: a Bari un sexy shop si trova in zona centralissima, nei pressi della stazione ferroviaria.

 

La questione di Bisceglie è ancora peggio: è sintomo di un'ipocrisia senza confini.

 

Vogliono far credere che nessun biscegliese ha mai guardato un porno? Oppure che nessuno ha mai sfogliato un Kamasutra e provato ad applicarne gli insegnamenti? Mai comprato completini sexy, ma anche oggetti più "scandalosi" come manette, liquidi commestibili e profumati, o peggio, vibratori?

 

Vogliamo sul serio prenderci in giro in questa maniera?

 

Se il sesso resta un tabù, come si può pensare di impostare un'educazione sessuale che eviti che gente nel 2011 dica di essere rimasta incinta per sbaglio?!

 

Come si può pensare di tutelare la salute delle persone, che, ricordo, è un diritto costituzionale (Art. 32)?

 

L'ipocrisia crea solo altri danni, cosa che vorrei ricordare alla lettrice che vi ha segnalato il "problema".

 

Per favore, siamo seri!"

 

 


 

sexyshop_molfetta3Molfetta - A seguito della notizia pubblicata questa mattina sul nostro sito riguardante la recente apertura del sexy shop in via Don Tonino Bello, abbiamo ricevuto una e-mail da un'altra lettrice che ci offre punto di vista differente sulla questione e che, come abitudine per noi de “il Fatto”, vogliamo condividere con voi...

“Gentile Redazione de "Il Fatto",
rispondo alla vostra richiesta di opinioni riguardo l'apertura di un sexy shop a Molfetta e dell'"embargo" posto a Bisceglie.

Per quanto riguarda Molfetta, non vedo niente di male: è un negozio come un altro, tra l'altro ciò che si trova all'interno è occultato alla vista di un ipotetico minore (anche se, visti i tempi, mi sa tanto che hanno da insegnare qualcosa, purtroppo).

 

Se si vuole fare polemica sulla via in cui si trova, credo che sia ancora più stupido discuterne: è come dire che la sede di un partito di Destra non potrà mai essere in via Karl Marx o che una chiesa in via Gramsci non si possa costruire.

 

Cosa importa della via? È una strada come un'altra! Tra l'altro, centro o periferia è la stessa cosa: a Bari un sexy shop si trova in zona centralissima, nei pressi della stazione ferroviaria.

 

La questione di Bisceglie è ancora peggio: è sintomo di un'ipocrisia senza confini.

 

Vogliono far credere che nessun biscegliese ha mai guardato un porno? Oppure che nessuno ha mai sfogliato un Kamasutra e provato ad applicarne gli insegnamenti? Mai comprato completini sexy, ma anche oggetti più "scandalosi" come manette, liquidi commestibili e profumati, o peggio, vibratori?

 

Vogliamo sul serio prenderci in giro in questa maniera?

 

Se il sesso resta un tabù, come si può pensare di impostare un'educazione sessuale che eviti che gente nel 2011 dica di essere rimasta incinta per sbaglio?!

 

Come si può pensare di tutelare la salute delle persone, che, ricordo, è un diritto costituzionale (Art. 32)?

 

L'ipocrisia crea solo altri danni, cosa che vorrei ricordare alla lettrice che vi ha segnalato il "problema".

 

Per favore, siamo seri!"

 

 

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