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ilmagistrato110318Molfetta. “La cosa più difficile per un magistrato è essere lasciato da solo”, lo ha affermato il dott. Lorenzo Gadaleta nel suo incontro con le terze liceali, sabato 10 marzo al Liceo Classico; ed è sembrato che questo chiedesse non tanto per sé, quanto per tutti gli apparati dello Stato che combattono la mafia: di non essere lasciati soli dai cittadini.

Il dott. Gadaleta, giudice della Corte d'Appello di Bari, ha ricostruito per gli studenti del Classico le differenze fra i vari tipi di mafia e soprattutto la loro evoluzione. “La mafia non è stata combattuta adeguatamente in passato”, ha affermato, per una certa affinità di classe fra magistrati di elevata estrazione sociale e chi ne deteneva le leve, fino alla svolta degli negli anni ’60, che ha portato all’università e quindi nella magistratura esponenti di classi più basse e con diversi ideali. Così come ha segnalato il mutato rapporto fra chiesa e mafia, prima di una certa vicinanza, interrotta dall’invito di Giovanni Paolo II alla conversione e dalla minaccia di scomunica di papa Francesco.

Il giudice Gadaleta, ex alunno del Classico, ha raccontato la sua vicenda lavorativa, “giudice ragazzino”, che affrontò a 25 anni lo scritto del concorso quando giungeva la notizia dell’assassinio del giudice Falcone e l’orale in contemporanea con l’attentato che costò la morte a Paolo Borsellino; il lavoro a Cerignola, Foggia, Trani e Bari; l’aver imparato subito a farsi rispettare, le minacce e le sfide.

Più volte durante il suo intervento è sembrato quasi voler passare il testimone ai ragazzi che lo ascoltavano, dando per scontato che fra di loro ci fosse qualcuno destinato in futuro a diventare collega, cui passare qualche incartamento di quella mole che ogni magistrato deve affrontare nel suo lavoro.

L’intervento del dott. Lorenzo Gadaleta, che è stato introdotto dalla prof.ssa Annamaria Caputi, si inscrive nelle attività programmate in vista dalla partecipazione di una delegazione di studenti del Classico alla “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, organizzata da Libera, che quest’anno si terrà a Foggia, il 21 marzo.


ilmagistrato110318Molfetta. “La cosa più difficile per un magistrato è essere lasciato da solo”, lo ha affermato il dott. Lorenzo Gadaleta nel suo incontro con le terze liceali, sabato 10 marzo al Liceo Classico; ed è sembrato che questo chiedesse non tanto per sé, quanto per tutti gli apparati dello Stato che combattono la mafia: di non essere lasciati soli dai cittadini.

Il dott. Gadaleta, giudice della Corte d'Appello di Bari, ha ricostruito per gli studenti del Classico le differenze fra i vari tipi di mafia e soprattutto la loro evoluzione. “La mafia non è stata combattuta adeguatamente in passato”, ha affermato, per una certa affinità di classe fra magistrati di elevata estrazione sociale e chi ne deteneva le leve, fino alla svolta degli negli anni ’60, che ha portato all’università e quindi nella magistratura esponenti di classi più basse e con diversi ideali. Così come ha segnalato il mutato rapporto fra chiesa e mafia, prima di una certa vicinanza, interrotta dall’invito di Giovanni Paolo II alla conversione e dalla minaccia di scomunica di papa Francesco.

Il giudice Gadaleta, ex alunno del Classico, ha raccontato la sua vicenda lavorativa, “giudice ragazzino”, che affrontò a 25 anni lo scritto del concorso quando giungeva la notizia dell’assassinio del giudice Falcone e l’orale in contemporanea con l’attentato che costò la morte a Paolo Borsellino; il lavoro a Cerignola, Foggia, Trani e Bari; l’aver imparato subito a farsi rispettare, le minacce e le sfide.

Più volte durante il suo intervento è sembrato quasi voler passare il testimone ai ragazzi che lo ascoltavano, dando per scontato che fra di loro ci fosse qualcuno destinato in futuro a diventare collega, cui passare qualche incartamento di quella mole che ogni magistrato deve affrontare nel suo lavoro.

L’intervento del dott. Lorenzo Gadaleta, che è stato introdotto dalla prof.ssa Annamaria Caputi, si inscrive nelle attività programmate in vista dalla partecipazione di una delegazione di studenti del Classico alla “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, organizzata da Libera, che quest’anno si terrà a Foggia, il 21 marzo.

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