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iragazzi070218Molfetta. Il mare è sempre stato per Molfetta e per la gente di Puglia un interlocutore essenziale e, indagando nel presente, si scopre che la cultura marinara conserva nel tempo, con l'amore di sempre, i segni del passato.
A cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi del '900 Molfetta viveva l'età d'oro della marineria velica e mercantile pugliese; furono quelli gli anni in cui sorsero un'attiva classe mercantile e fiorenti cantieri navali.
Uno fra questi fu il cantiere di Giacomo Ragno, fondato nel 1920, la cui attività (portata avanti dai suoi figli) si è protratta fino al 2012. Domenico Ragno nel magazzino dell'azienda, ha condiviso momenti felici del suo passato lavorativo e della storia della cantieristica molfettese con un gruppo di studentesse del Liceo Classico (Classi II B e II C) che svolgono attività di Alternanza scuola - lavoro con l’azienda editrice “L’Immagine” (tutor interno prof.ssa Marta Spaccavento, tutor esterno dott.Stefano Salvemini con la collaborazione del collezionista prof. Angelo Mastrofilippo). "Già nei primi anni dell'attività, senza l'ausilio di macchinari - esordisce il sig. Ragno - costruivamo più di dieci imbarcazioni all'anno, adibite soprattutto alla pesca delle vongole"; venivano spedite poi, via mare, a Venezia, Vieste, in Sardegna e trasportate da camion in Abruzzo e in Campania. Si utilizzava il legno di quercia per la costruzione dell'ossatura della barca perché duro e resistente, un particolare tipo di mogano (l'Azobè) per la costruzione della "coperta", del timone, dei bozzelli, dei portafanali e dell'albero bigo (laterale). Il dritto di poppa e di prua erano costruiti con legno d'abete, le fessure fra gli assi ortogonali (ordinate e fasciame) erano "calefaggiate", riempite cioè di cespi di corde e stoffa. Dei palanchini , le cosiddette "chiazz du' taradd", servivano ad estrarre chiodi e altri residui di ferro dal legno. Si procedeva poi con la stesura dell'antiruggine e poi della vernice.
Nel secondo dopoguerra ci fu un incremento della produzione grazie all'introduzione di macchinari e il signor Ragno ricorda che giunsero a costruire decine di barche in pochi mesi, "era un lavoro duro, faticosissimo ma portava grandi soddisfazioni... e anche alti profitti" . Una barca dalle piccole dimensioni (4 m di lunghezza) era venduta a 9.000 lire, una più grande (14/16 m) a 2 milioni di lire. Dagli anni '90 però , nuovi decreti di legge, imposte e norme da rispettare hanno osteggiato sempre più la produzione, tanto da indurre il sig. Ragno e i suoi fratelli a chiudere i battenti.
"Oggi la cantieristica molfettese" afferma Domenico Ragno, "nonostante le difficoltà del presente e le nuove tecnologie, è ancora ben rappresentata da cantieri a conduzione famigliare con maestranze professionali e specializzate prevalentemente nella costruzione di natanti in legno".


iragazzi070218Molfetta. Il mare è sempre stato per Molfetta e per la gente di Puglia un interlocutore essenziale e, indagando nel presente, si scopre che la cultura marinara conserva nel tempo, con l'amore di sempre, i segni del passato.
A cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi del '900 Molfetta viveva l'età d'oro della marineria velica e mercantile pugliese; furono quelli gli anni in cui sorsero un'attiva classe mercantile e fiorenti cantieri navali.
Uno fra questi fu il cantiere di Giacomo Ragno, fondato nel 1920, la cui attività (portata avanti dai suoi figli) si è protratta fino al 2012. Domenico Ragno nel magazzino dell'azienda, ha condiviso momenti felici del suo passato lavorativo e della storia della cantieristica molfettese con un gruppo di studentesse del Liceo Classico (Classi II B e II C) che svolgono attività di Alternanza scuola - lavoro con l’azienda editrice “L’Immagine” (tutor interno prof.ssa Marta Spaccavento, tutor esterno dott.Stefano Salvemini con la collaborazione del collezionista prof. Angelo Mastrofilippo). "Già nei primi anni dell'attività, senza l'ausilio di macchinari - esordisce il sig. Ragno - costruivamo più di dieci imbarcazioni all'anno, adibite soprattutto alla pesca delle vongole"; venivano spedite poi, via mare, a Venezia, Vieste, in Sardegna e trasportate da camion in Abruzzo e in Campania. Si utilizzava il legno di quercia per la costruzione dell'ossatura della barca perché duro e resistente, un particolare tipo di mogano (l'Azobè) per la costruzione della "coperta", del timone, dei bozzelli, dei portafanali e dell'albero bigo (laterale). Il dritto di poppa e di prua erano costruiti con legno d'abete, le fessure fra gli assi ortogonali (ordinate e fasciame) erano "calefaggiate", riempite cioè di cespi di corde e stoffa. Dei palanchini , le cosiddette "chiazz du' taradd", servivano ad estrarre chiodi e altri residui di ferro dal legno. Si procedeva poi con la stesura dell'antiruggine e poi della vernice.
Nel secondo dopoguerra ci fu un incremento della produzione grazie all'introduzione di macchinari e il signor Ragno ricorda che giunsero a costruire decine di barche in pochi mesi, "era un lavoro duro, faticosissimo ma portava grandi soddisfazioni... e anche alti profitti" . Una barca dalle piccole dimensioni (4 m di lunghezza) era venduta a 9.000 lire, una più grande (14/16 m) a 2 milioni di lire. Dagli anni '90 però , nuovi decreti di legge, imposte e norme da rispettare hanno osteggiato sempre più la produzione, tanto da indurre il sig. Ragno e i suoi fratelli a chiudere i battenti.
"Oggi la cantieristica molfettese" afferma Domenico Ragno, "nonostante le difficoltà del presente e le nuove tecnologie, è ancora ben rappresentata da cantieri a conduzione famigliare con maestranze professionali e specializzate prevalentemente nella costruzione di natanti in legno".

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