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duroecrudo200218Molfetta. Il teatro Pro Loco Babilonia, sede della Compagnia Teatrale Malalingua, affermata ormai a livello nazionale, si è tinto di rosso e nero, i colori del sangue e della morte per il secondo appuntamento della rassegna “Rosso Porpora” un ciclo di appuntamenti dedicati alla violenza di genere, progetto promosso dall’Assessore alla Cultura Sara Allegretta.

Grande successo ha riscosso anche questo spettacolo, tanto che sono state programmate più repliche per soddisfare tutte le richieste, ma è nelle intenzioni degli organizzatori mettere in calendario altre date, come ha affermato il vice sindaco Allegretta, per permettere a tutti di assistere alla piece.

A presentare ed introdurre la serata lo stesso assessore alla cultura che ha sottolineato l’alto gradimento riscontrato, affiancato dalla psicologa Valeria Scardigno e da Marco Grossi, titolare di Pro Loco Babilonia. La Scardigno, in qualità di referente dello sportello antiviolenza Pandora di Molfetta, ha stigmatizzato il fenomeno del femminicidio, definito trasversale perché interessa tutte le età, classi sociali e culture.

Non è una emergenza perché non c’è stato un aumento esponenziale, ma forse oggi se ne parla di più visto il proliferare dei mezzi di informazione e dei social, anche se non si riesce a sconfiggere.

Quindi dopo il vissuto di una donna molto celebre, Maria Callas, l’obiettivo con “Di porpora.. il mare” si è spostato su storie di donne comuni, vittime nel loro privato, a quell'universo femminile fatto di mogli, sorelle, figlie, fidanzate, amiche, colleghe.

La regia di questo spettacolo duro, crudo, che fa riflettere e lascia senza parole è stata curata da Marianna de Pinto, nel doppio ruolo anche di attrice.

In questo nuovo percorso itinerante, che si è sviluppato in varie aree del teatro, è stata la letteratura a guidare il pubblico presente con le storie di “Ferite a morte” di Serena Dandini dove, attraverso i racconti post-mortem, sono state loro, le donne, a raccontare la loro versione, a dare voce a chi in vita ha parlato poco.

E’ seguito il monologo sul femminicidio di Lella Costa, i testi di Alda Merini, tante storie invisibili, in cui le bravissime attrici hanno raccontato in modo diverso, attraverso il canto, il ballo, i movimenti, la musica, la prosa, il teatro-danza, queste vite spezzate.

Interessante poi “La Sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj, che ha proposto il punto di vista maschile, quello che accade nella mente dell’uomo dopo aver compiuto l’atto omicida.

Le donne, bambole e manichini, morte psicologicamente prima di essere ammazzate fisicamente, raccontano il loro vissuto anche attraverso i colori dei propri abiti sulle tonalità del rosso e nero, richiamati anche dalle luci.

Un silenzio assordante, carico di tensione, ha caratterizzato questo mare intriso di sangue, colorato di rosso porpora, come quello versato da tante donne vittime di violenza.


duroecrudo200218Molfetta. Il teatro Pro Loco Babilonia, sede della Compagnia Teatrale Malalingua, affermata ormai a livello nazionale, si è tinto di rosso e nero, i colori del sangue e della morte per il secondo appuntamento della rassegna “Rosso Porpora” un ciclo di appuntamenti dedicati alla violenza di genere, progetto promosso dall’Assessore alla Cultura Sara Allegretta.

Grande successo ha riscosso anche questo spettacolo, tanto che sono state programmate più repliche per soddisfare tutte le richieste, ma è nelle intenzioni degli organizzatori mettere in calendario altre date, come ha affermato il vice sindaco Allegretta, per permettere a tutti di assistere alla piece.

A presentare ed introdurre la serata lo stesso assessore alla cultura che ha sottolineato l’alto gradimento riscontrato, affiancato dalla psicologa Valeria Scardigno e da Marco Grossi, titolare di Pro Loco Babilonia. La Scardigno, in qualità di referente dello sportello antiviolenza Pandora di Molfetta, ha stigmatizzato il fenomeno del femminicidio, definito trasversale perché interessa tutte le età, classi sociali e culture.

Non è una emergenza perché non c’è stato un aumento esponenziale, ma forse oggi se ne parla di più visto il proliferare dei mezzi di informazione e dei social, anche se non si riesce a sconfiggere.

Quindi dopo il vissuto di una donna molto celebre, Maria Callas, l’obiettivo con “Di porpora.. il mare” si è spostato su storie di donne comuni, vittime nel loro privato, a quell'universo femminile fatto di mogli, sorelle, figlie, fidanzate, amiche, colleghe.

La regia di questo spettacolo duro, crudo, che fa riflettere e lascia senza parole è stata curata da Marianna de Pinto, nel doppio ruolo anche di attrice.

In questo nuovo percorso itinerante, che si è sviluppato in varie aree del teatro, è stata la letteratura a guidare il pubblico presente con le storie di “Ferite a morte” di Serena Dandini dove, attraverso i racconti post-mortem, sono state loro, le donne, a raccontare la loro versione, a dare voce a chi in vita ha parlato poco.

E’ seguito il monologo sul femminicidio di Lella Costa, i testi di Alda Merini, tante storie invisibili, in cui le bravissime attrici hanno raccontato in modo diverso, attraverso il canto, il ballo, i movimenti, la musica, la prosa, il teatro-danza, queste vite spezzate.

Interessante poi “La Sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj, che ha proposto il punto di vista maschile, quello che accade nella mente dell’uomo dopo aver compiuto l’atto omicida.

Le donne, bambole e manichini, morte psicologicamente prima di essere ammazzate fisicamente, raccontano il loro vissuto anche attraverso i colori dei propri abiti sulle tonalità del rosso e nero, richiamati anche dalle luci.

Un silenzio assordante, carico di tensione, ha caratterizzato questo mare intriso di sangue, colorato di rosso porpora, come quello versato da tante donne vittime di violenza.

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